giovedì 24 febbraio

di | 23 Febbraio 2022

gen. 27,1-29

1 Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: “Figlio mio”. Gli rispose: “Eccomi”. 2Riprese: “Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte. 3Ebbene, prendi le tue armi, la tua faretra e il tuo arco, va’ in campagna e caccia per me della selvaggina. 4Poi preparami un piatto di mio gusto e portamelo; io lo mangerò affinché possa benedirti prima di morire”. 5Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa. 6Rebecca disse al figlio Giacobbe: “Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù: 7“Portami della selvaggina e preparami un piatto, lo mangerò e poi ti benedirò alla presenza del Signore prima di morire”. 8Ora, figlio mio, da’ retta a quel che ti ordino. 9Va’ subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io preparerò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto. 10Così tu lo porterai a tuo padre, che ne mangerà, perché ti benedica prima di morire”. 11Rispose Giacobbe a Rebecca, sua madre: “Sai bene che mio fratello Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia. 12Forse mio padre mi toccherà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione”. 13Ma sua madre gli disse: “Ricada pure su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu dammi retta e va’ a prendermi i capretti”. 14Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre. 15Rebecca prese i vestiti più belli del figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; 16con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo. 17Poi mise in mano a suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.
18Così egli venne dal padre e disse: “Padre mio”. Rispose: “Eccomi; chi sei tu, figlio mio?”. 19Giacobbe rispose al padre: “Io sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Àlzati, dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica”. 20Isacco disse al figlio: “Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!”. Rispose: “Il Signore tuo Dio me l’ha fatta capitare davanti”. 21Ma Isacco gli disse: “Avvicìnati e lascia che ti tocchi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no”. 22Giacobbe si avvicinò a Isacco suo padre, il quale lo toccò e disse: “La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù”. 23Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e lo benedisse. 24Gli disse ancora: “Tu sei proprio il mio figlio Esaù?”. Rispose: “Lo sono”. 25Allora disse: “Servimi, perché possa mangiare della selvaggina di mio figlio, e ti benedica”. Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve. 26Poi suo padre Isacco gli disse: “Avvicìnati e baciami, figlio mio!”. 27Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse:

“Ecco, l’odore del mio figlio
come l’odore di un campo
che il Signore ha benedetto.
28Dio ti conceda rugiada dal cielo,
terre grasse, frumento
e mosto in abbondanza.
29Popoli ti servano
e genti si prostrino davanti a te.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!”.

Commento

Ecco un altro testo ambiguo nel suo contenuto. Anche qui madre e figlio si accordano per imbrogliare Padre e fratello. Sembra quasi che tutte le storie sacre debbano passare attraverso un qualcosa che non funziona. Un qualcosa che ha poco di etico. Ma se guardo ai vari personaggi in scena vedo altro. Isacco è il vecchio e il cieco. Rebecca moglie di Isacco che ama da sempre, ma che non esita ad imbrogliare. Tutti i personaggi del brano sono accomunati da un tratto di debolezza: per la vecchiaia, la condizione femminile, perché prevaricati o peccatori. Eppure Dio si serve proprio di quella debolezza per manifestare la sua potenza, passa attraverso la cecità di Isacco per benedire Giacobbe al posto di Esaù, manifestando il suo volere sopra la legge umana. Assegna un ruolo centrale a Rebecca, una donna, rendendola scaltra e pronta a ingannare suo marito, e donando la discendenza del popolo di Israele al suo figlio prediletto. Passa ancora attraverso Esaù, prima detentore di tutti i diritti, poi esule e dimenticato, destinato a diventare capostipite delle tribù arabe: escluso dall’elezione divina, ma pur sempre benedetto, sarà patriarca di un grande popolo. Infine Giacobbe, lo scartato, che diviene destinatario della promessa divina, primo nella linea della storia della salvezza, chiamato poi Israele, darà il suo nome al popolo eletto. E allo stesso modo ci suggerisce che proprio nella nostra debolezza, nella nostra mancanza, Dio può manifestare la sua presenza e la sua grandezza. Così la benedizione finale di Isacco a Giacobbe, è una benedizione di Dio al suo popolo, a noi: Dio ci promette l’abbondanza dei suoi doni, ci elegge suoi figli, e lo fa manifestando l’amore di un padre.

Preghiamo

Preghiamo per la pace

2 pensieri su “giovedì 24 febbraio

  1. Elena

    Preghiamo insieme per la pace e perché il tremendo suono delle armi.possa essere messo a tacere.

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  2. sr Alida

    L’amore di Dio è più forte nella debolezza umana… Che questo prevalga sulle armi, prego con voi un ‘accorato appello alla pace.

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