la bella storia della delega

di | 22 Agosto 2022

Questa bella storia può essere davvero una bella storia, oppure una bella storia in senso ironico, cioè come dicono i ragazzi: bella storia e intendono dire che c’è una sottile punta di ironia in questa bella storia. Un amico mi scrivi e mi dice che il vero problema, o almeno uno dei problemi del volontariato è quello della delega. Siccome il pensiero si ferma li e non specifica prendo io l’iniziativa di interpretare il suo pensiero. Se non c’è una delega effettiva come possono i volontari avere in mano pezzi di responsabilità? Per spiegare questa cosa trovo un immagine bellissima presa da uno che leggo con assiduità, luigino Bruni. L’immagine è questa, riporto la frase per esteso: “ A volte noi diciamo, usando una metafora che magari aiuta, che il volontariato è un po’ come il limoncello durante la cena, cioè dopo il primo il secondo, il contorno, la frutta se c’è viene il limoncello, se non c’è si mangia lo stesso. Insomma, qualcosa di non essenziale, qualcosa per le anime belle, qualcosa che fanno le persone particolarmente motivate, però in fondo è un lusso che ti puoi permettere quando sei in pensione, quando hai tempo, ma non è qualcosa di essenziale. Questo è un antico problema, la carità dà il di più, il di più che poi diventa non necessario e finisce con il diventare superfluo. Ecco il tema della delega è tutti qui: se il volontariato è un qualcosa di più rispetto alla normalità dell’impegno allora non necessita di deleghe. Ma se il volontariato non è solo un di più, ma è addirittura il pranzo, l’essenza del lavoro che facciamo allora necessità di tutte le deleghe possibili per rendere questo lavoro valorizzato al massimo. Nella mia cooperativa il volontariato non è il limoncello, ma è un bene primario, necessario. Il tema vero è che non ha una delega per diventare bene primario. Il volontariato è patrimonio di tutti. È un patrimonio sostanziale, non ideale, è concreto, quando io chiedo di aiutarmi per il pranzo a qualcuno, il gesto del volontario non è bene ideale, ma molto concreto. Ma per rendere effettivamente un gesto simile efficace, esso deve avere la giusta dose di delega che vuol dire che io mi fido del tuo operato. Il volontariato ha identità precise, ha nomi e cognomi , spesso anche tradizioni culturali precise, questo non gli impedisce di essere un bene comune e universale, ma ha bisogno di essere riconosciuto in questa sua identità, ha bisogno di deleghe. Sia in cooperativa, che in parrocchia bisogna creare le condizioni per fare in modo che il volontario possa agire con responsabilità effettivamente date e assunte. Non è solo un cambiamento di prospettiva, ma anche di condizioni oserei dire giuridiche.

Un pensiero su “la bella storia della delega

  1. Ettore Pellegrinelli

    Intendo per delega sia quella ufficiale che può prevedere anche una forma giuridica ma anche la semplice “pacca sulla spalla” che intende significare “ti affidò questo compito” seppur modesto e semplice ma te lo affidò fino in fondo (e non avro nulla da ridire perché se te l’ho affidato è perché mi fido…. ora dimostrami responsabilità)

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