sabato 10 novembre

di | 9 Novembre 2018

giobbe - francesco bettiSabato 10 novembre 2018 – Gb 3,1-13

1]Dopo, Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno;[2]prese a dire:[3]Perisca il giorno in cui nacqui
e la notte in cui si disse: «E’ stato concepito un uomo!».
[4]Quel giorno sia tenebra,
non lo ricerchi Dio dall’alto,
né brilli mai su di esso la luce.
[5]Lo rivendichi tenebra e morte,
gli si stenda sopra una nube
e lo facciano spaventoso gli uragani del giorno!
[6]Quel giorno lo possieda il buio
non si aggiunga ai giorni dell’anno,
non entri nel conto dei mesi.
[7]Ecco, quella notte sia lugubre
e non entri giubilo in essa.
[8]La maledicano quelli che imprecano al giorno,
che sono pronti a evocare Leviatan.
[9]Si oscurino le stelle del suo crepuscolo,
speri la luce e non venga;
non veda schiudersi le palpebre dell’aurora,
[10]poiché non mi ha chiuso il varco del grembo materno,
e non ha nascosto l’affanno agli occhi miei!
[11]E perché non sono morto fin dal seno di mia madre
e non spirai appena uscito dal grembo?
[12]Perché due ginocchia mi hanno accolto,
e perché due mammelle, per allattarmi?
[13]Sì, ora giacerei tranquillo,
dormirei e avrei pace

Commento

Dicevamo che da questo momento in Avanti il testo registra continuamente botta e risposta tra Giobbe e gli amici che sono venuti a trovarlo per consolarlo. L’introduzione è di Giobbe. Maledice la vita con parole sconcertanti e scandalose: «Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: “È stato concepito un maschio!”. Quel giorno divenga tenebra, non se ne curi Dio dall’alto, né brilli mai su di esso la luce […] Perché non sono morto fin dal seno di mia madre e non spirai appena uscito dal grembo? Perché due ginocchia mi hanno accolto, e due mammelle mi allattarono?». La sventura attuale gli fa guardare indietro e maledire la sua origine. Poi gli fa agognare la fine, desiderare di giungere finalmente liberato nel regno dei morti, dove «anche i prigionieri hanno pace, non odono più la voce dell’aguzzino. Il piccolo e il grande là sono uguali, e lo schiavo è libero dai suoi padroni». Giobbe è come sazio di dolore e di conseguenza desidera la morte. Ho visto malati che invocano la via del paradiso, di fronte alla stanchezza e allo sfinimento della loro condizione di vita. E credo che quanto dice Giobbe non è molto lontano rispetto alla realtà di chi ogni giorno fa i conti con il soffrire.

Preghiamo

Preghiamo per chi è nel dolore.

5 pensieri su “sabato 10 novembre

  1. srAlida

    il dolore è cosi forte da desiderare di morire,fa perdere il senso della vita ,e anche le i momenti belli vissuti ,non se ne fa memoria….preghiamo per chi è nel dolore e non riesce più a sperare perchè trovino insieme alla consolazione di Dio solidarietà e chi se ne prende cura.

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  2. Tiziana

    Che forse i malati,oltre alla stanchezza causata dal dolore e dalla malattia,siano spinti dal desiderio sincero di stare con Lu?
    Prego per chi soffre

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  3. sr Rita

    Davanti a tanto dolore, di tutti i Giobbe del mondo, sento solo di fare silenzio e pregare.

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  4. . Elena

    Mi unisco alla preghiera per chi soffre, con dignità o con disperazione. Possa il Signore avere compassione e pietà….

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  5. Luca

    Di fronte ad un urlo così devastante, al rifiuto della vita, deve esserci qualcosa di devastante.
    Dio ci aiuti a non abbandonare a se stesso chi è in questa condizione

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