venerdì 20 marzo

di | 19 Marzo 2020

Lc 17,11-19

11Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. 12Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». 14Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 15Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». 19E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Commento

La vicenda ricordata oggi dal Vangelo secondo Luca – e solo da lui – ritorna ancora su un episodio di guarigione-purificazione dalla lebbra, e l’indicazione di presentarsi ai sacerdoti sottolinea come il Signore voglia immergere la sua potenza e la novità del suo regno nell’ordinarietà della vita umana. Per questo invita i dieci lebbrosi a fare quello che la legge prescrive per la lebbra. Ma al v.15 si dice come, essendosi i dieci lebbrosi trovati guariti, uno di loro, un samaritano, torna indietro e, ”lodando Dio a gran voce”, invece di recarsi dai sacerdoti, si prostra davanti a Gesù per ringraziarlo. La potenza divina ha agito in tutti e dieci, ma solo questo straniero eretico, tornando da Gesù, riconosce la relazione preziosa nella quale la sua vita è stata collocata. Gesù infatti interpreta il suo gesto come “fede”. Mi sembra importante sottolineare questo, perché si vede bene come la fede sia innanzi tutto un’esperienza. Lui, forse il più estraneo alla fede di Israele, riconosce l’intervento di Dio nella sua storia. La fede dunque, è un evento! La salvezza del samaritano non sta solo né tanto nell’essere stato purificato dalla lebbra, ma nella relazione con Gesù che questo evento ha generato in lui. La fede è quindi il riconoscimento e la relazione che si stabilisce con il Signore della nostra vita, a partire dal dato concreto della nostra storia. Una storia qui simbolicamente presentata come malata e impura, e bisognosa di essere salvata.

Preghiamo

Preghiamo per tutte le nostre comunità

3 pensieri su “venerdì 20 marzo

  1. sr Alida

    Fede è relazione profonda ,è un’esperienza con il Signore ,Signore abbi pietà di noi ,aumenta la nostra fede ,sappiamo che ci salverai ,ti preghiamo per tutte le nostre comunità.Il nostro grazie sin d’ora .

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  2. Sr Rita

    Il Signore guarisce anche le malattie più gravi dell’anima. Il lebbroso guarito sente che oltre la sua carne qualcosa è guarito dentro di lui: ha incontrato il Salvatore e nasce la riconoscenza. Quando Gesù ha detto che non è venuto per abolire la legge ma per portarla a compimento, penso volesse proprio dire questo: si, andate dai sacerdoti a far riconoscere la guarigione, quindi la possibilità di essere reintegrati nella società, ma sappiate chi vi ha guarito e state in relazione con lui, una relazione non di obbligo, ma di grato amore.

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  3. Elena

    L’amore e riconoscerne la fonte, oltre le leggi degli uomini, oltre le prescrizioni. L’amore e la relazione, la profonda riconoscenza….La fede è una questione di amore e di abbandono della creatura vecchia per una nuova. Perché Gesù rende nuove tutte le cose….
    Chiedo una preghiera per Barbara.

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