venerdì 13 marzo

di | 12 Marzo 2020

Lc 15,25-32

25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. 27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. 29Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. 31Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Commento

Ed ecco l’incontro con l’altro figlio. Sì, perché questo padre aveva due figli e non poteva non prendersi cura anche di lui. Il dialogo è drammatico quasi a dire che il figlio maggiore non percepisce minimamente la logica del padre. Nel dramma del fratello maggiore noi cogliamo l’inevitabile difficoltà cui sono esposti sia il credente, sia chi si muove nei termini di una giustizia razionale e quindi, inevitabilmente, retributiva, del tipo “chi rompe, paga”. La conclusione della parabola è dunque di capitale importanza, perché mostra la realtà di Dio con assoluta chiarezza, e in questo evidenzia quale sia la suprema difficoltà della coscienza e della vita cristiana: la misericordia divina. Non una giustizia del chi rompe paga, ma dell’incontro, dello sguardo, della convivialità. Ma il fratello maggiore forte della sua razionalità e del suo senso del dovere non vuole proprio capire. Non si può fare festa per chi commette errori, prima deve pagare. Poi vedremo. Insomma queste tre parabole della misericordia ci insegnano che Dio ci cerca e ci ama, che possiamo sempre tornare a lui e che la giustizia vera è quella riparativa cioè quella dell’incontro. Sappiamo che il troppo giusto questa cosa non la può capire.

Preghiamo

Preghiamo per tutti i malati e per bepi marito di Silvana che ci ha lasciato oggi

3 pensieri su “venerdì 13 marzo

  1. Sr Rita

    La durezza di cuore di chi si crede giusto ci interpella, perché un poco ci assomiglia. E’ Più FACILE PIANGERE CON CHI PIANGE CHE GIOIRE CON CHI è CONTENTO. Continuiamo a pregare per chi si ammala, per chi muore, per chi si sta dedicando agli uni e agli altri. Per noi la storia del coronavirus inizia adesso. Ci sono casi confermati e altri dubbi. Solo Dio sa come proteggere questo gigante di paese che ha proprio i piedi di argilla.

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  2. sr Alida

    Non posso che affidare al Signore il mondo,con le sue vicende ,ed una accorata preghiera per i malati ,per Bepi,per gli operatori .

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  3. Elena

    Sì, i troppo giusti non possono capire…
    I tanti errori, il dolore, la distanza, le perdite mi hanno resa più umana, più umile, più vicina a Dio, più essenziale. Mi hanno resa duttile. Mi hanno fatto conoscere un amore diverso, capace di mettersi in gioco ogni giorno, capace di considerare e comprendere ciò che i miei occhi e il mio cuore di troppo giusta non coglievano, mi hanno permesso di vedere e non giudicare perché, dopo aver visto l’oscurità si comprende meglio ogni luce, ogni fonte di luce e le sì è riconoscenti. A testa bassa. In silenzio. E si vive la gioia in un modo diverso, riconoscendo nella grazia la vera opportunità. Nella grazia, non nella condanna….
    Ma i troppo giusti, che non sono mai caduti a terra, possono guardare così dal basso??? Forse, se si piegano, se si chinano sul più piccolo e sul più a terra di noi. Allora anche la loro è una prospettiva che può cambiare.
    Prego con voi per tutti gli ammalati, per chi si fa in mille in questo tempo di malattia, per Bepi e Silvana, per chi non può accompagnare i propri cari neanche per l’ultimo saluto…. Preghiamo per questo mondo in sofferenza. Affidiamo alla misericordia del Padre tutte le nostre intenzioni.

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