giovedì 12 marzo

di | 11 Marzo 2020

Lc 15,11-32

11Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. 13Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; 19non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. 20Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. 23Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Commento

Ed ecco l’ultima delle 3 parabole della misericordia. La più conosciuta, forse la più amata da tutti. Comunemente detta del figliol prodigo, ma più corretto dire del padre misericordioso. Sì perché il padre è il protagonista vero della parabola. Divido la parabola in due pezzi. Oggi vediamo la vicenda del figlio minore. Egli certamente prende una decisione che nessuno gli impone, ma è evidente che c’è qualcosa che lo trascina via dalla casa del padre, ed è sia la parte del patrimonio che egli richiede, sia lo sperpero di tutto in una vita dissoluta. Al punto che, per la drammaticità dell’esperienza e per il bisogno impellente di trovare scampo, di lui si dice che “ritornò in sé”  Il peccato non è solo una azione o una condizione negativa, ma è anche e soprattutto un “perdersi”. E vuole tornare come servo. Ma solo il padre potrà ritrovarlo come figlio! Lui, che non lo lascia nemmeno arrivare, perché “quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”. Questo è l’evento supremo: lui pensava di trovare un padrone, ma il padre ritrova lui come figlio! Questo è il “miracolo” che ora esige la grande festa che il padre indice per questo ritorno. Egli vive la vicenda in termini ben più drammatici e profondi, parole che saranno riprese più avanti, al versetto ultimo della parabola: “Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. Da chi, se non dal padre, è stato ritrovato? Che grande cosa sapere che puoi essere amato e perdonato da un padre

Preghiamo

Preghiamo per il papà di Laura che ci ha lasciato

3 pensieri su “giovedì 12 marzo

  1. Sr Rita

    C’è SEMPRE NELLA VITA DI UNA PERSONA LA VOGLIA di Provare altro. Talvolta si esce da sé, si passa il limite proprio della identità di uomo e di figlio diDio. Eppure per
    il padre, quello della parabola, non c’è “uscita da sé” che giustifichi la dimenticanza di avere un figlio.
    Che il Padre misericordioso che non dimentica nessuno dei suoi figli abbia pietà anche di tutti noi, oggi, alle prese con paure, malattie ed anche rabbia di fronte alla nostra impotenza. Prego per il papà di Laura( a lei un caro abbraccio) e per le nostre 5 Suore morte in questa settimana.

    Rispondi
  2. sr Alida

    Penso non ci sia niente di più bello che essere figli del Padre ,ed essere ritrovati come figli dopo esserci persi nei nostri vari sperperi …..Questo tempo di malattie ,disordini ,e guerre mondiali ,di fatiche per chi è più vicino alla cura, ci aiuti a capire ciò che più essenziale al nostro vivere …Prego per il papà di Laura ,e per le nostre 5 suore .

    Rispondi
  3. Elena

    Mi pare di vederlo, questo padre che aspetta e osserva, scruta in ogni momento possibile l’orizzonte, sulla soglia o nella parte più alta della casa. Come quando si attende con ansia il ritorno di chi amiamo…. Lui attende con ansia un figlio. Un figlio che decide di tornare, a testa bassa, sconfitto dall’aver superato i limiti della decenza. Ma è un figlio che torna. E il padre gli corre incontro. Lo ha aspettato da subito, da quando il ragazzo se n’è andato via. Lo ha atteso sempre, sperando nel suo ritorno, vigilando, osservando la strada e tutto intorno e gli fa una grande festa, dettata da un amore che sovrasta ogni cosa…. Così aspetti ognuno di noi, Signore? Speriamo non ti stanchi di aspettare, anche quando noi facciamo ritorno tardi….
    Abbraccio Laura e Massimo e la famiglia in lutto e nel dolore. Prego per loro, per le sorelle che tornano nell’abbraccio tenero del Padre, per chi muore solo e senza cure, perché non ce n’è più abbastanza per tutti….

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.