venerdì 11 novembre

di | 10 Novembre 2016

 fiorisiracide 38,24-34

24La sapienza dello scriba sta nel piacere del tempo libero,
chi si dedica poco all’attività pratica diventerà saggio.
25Come potrà divenire saggio chi maneggia l’aratro
e si vanta di brandire un pungolo,
spinge innanzi i buoi e si occupa del loro lavoro
e parla solo di vitelli?
26Dedica il suo cuore a tracciare solchi
e non dorme per dare il foraggio alle giovenche.
27Così ogni artigiano e costruttore
che passa la notte come il giorno:
quelli che incidono immagini per sigilli
e con pazienza cercano di variare le figure,
dedicano il cuore a riprodurre bene il disegno
e stanno svegli per terminare il lavoro.
28Così il fabbro che siede vicino all’incudine
ed è intento al lavoro del ferro:
la vampa del fuoco gli strugge le carni,
e col calore della fornace deve lottare;
il rumore del martello gli assorda gli orecchi,
i suoi occhi sono fissi sul modello di un oggetto,
dedica il suo cuore a finire il lavoro
e sta sveglio per rifinirlo alla perfezione.
29Così il vasaio che è seduto al suo lavoro
e con i suoi piedi gira la ruota,
è sempre in ansia per il suo lavoro,
si affatica a produrre in gran quantità.
30Con il braccio imprime una forma all’argilla,
mentre con i piedi ne piega la resistenza;
dedica il suo cuore a una verniciatura perfetta
e sta sveglio per pulire la fornace.

31Tutti costoro confidano nelle proprie mani,
e ognuno è abile nel proprio mestiere.
32Senza di loro non si costruisce una città,
nessuno potrebbe soggiornarvi o circolarvi.
Ma essi non sono ricercati per il consiglio del popolo,
33nell’assemblea non hanno un posto speciale,
non siedono sul seggio del giudice
e non conoscono le disposizioni della legge.
Non fanno brillare né l’istruzione né il diritto,
non compaiono tra gli autori di proverbi,
34ma essi consolidano la costruzione del mondo,
e il mestiere che fanno è la loro preghiera.

Differente è il caso di chi si applica
a meditare la legge dell’Altissimo.

Commento

Una istruzione tutta dedicata al mestiere dell’artigiano. Al tempo di siracide era ben distinto il lavoro manuale e il lavoro intellettuale. E così si arriva ad esaltare il lavoro intellettuale e a disprezzare il lavoro manuale. Ben sirà pur tenendo distinti i due tipi di lavoro, offre ai giovani una prospettiva diversa, forse più umana, più capace di valorizzare i doni e la capacità di ciascuno. E così il lavoro manuale, dell’artigiano non è inferiore a quello intellettuale perché tale lavoro manuale è necessario per l’edificazione della città. Che cosa viene invece condannato? Il troppo lavoro, l’incapacità di chi lavora troppo manualmente di pensare e, al contrario a chi lavora intellettualmente l’incapacità di edificare la città. Addirittura si arriva ad affermare che il mestiere che fanno i lavoratori è la loro preghiera. Altro dato interessante: coloro che lavorano  manualmente non sono ricercati per dare consigli, non compaiono tra gli autori di proverbi, ma consolidano la costruzione del mondo. In questi ultimi anni un po’ per necessità, un po’ per scelta mia mi sono ritrovato a praticare anche il lavoro manuale e, anche se sono un imperfetto imbranato, ne riconosco tutto il valore, tutta la necessità di fare fatica con il corpo e non solo con la mente. Ritengo molto utile questo piccolo esercizio quotidiano di lavoro manuale. Apprezzo la fatica di tanti uomini e donne e mi sembra di partecipare un po’ meglio alla edificazione della mia città. E questo mi piace.

Preghiamo

Preghiamo per tutti gli artigiani e gli  operai

4 pensieri su “venerdì 11 novembre

  1. sr.Alida

    Mi sembra di cogliere in questa Parola ,che lavoro intellettuale e manuale dovrebbero combinarsi ,così come la preghiera ,dovrebbe unirsi alla vita ..Ciò che conta è usare il cuore,con assiduità e pazienza.
    Dedicare il cuore in ciò che si pensa e si fà ….anche quì serve tutta la vita ,ma meditando la legge dell’Altissimo non è cosa vana .Senza il lavoro manuale ,non si costruisce la città..Senza il lavoro intellettuale,e del cuore si rischia di costruire male …preghiamo per gli operai e gli artigiani ,per chi sta cercando lavoro.

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  2. sr Rita

    Mi piace la concretezza di tutti i mestieri. L’uomo che esprime se stesso nel lavoro, nell’arte, nel pensiero è un uomo vivo. Certo, non ci si identifica col lavoro, ma senza lavoro l’uomo è meno uomo. Lo vedo qui: uomini e donne che non hanno lavoro, che non sono chiamati da nessuno per mettere a disposizione la loro energia…sono ruderi…si danno al vino, alla vita sregolata….non sono più uomini. Il lavoro della mente è nobile, ma anche il lavoro di chi spinge il carretto col materiale riciclabile è nobile perché gli permette di guadagnare un pochino di denaro per sostenere la famiglia. Non dividiamo gli uomini in base al lavoro: l’uomo è immagine di Dio sempre. Che ci aiuti il Signore a vivere secondo questa immagine e a riconoscerla ad ogni persona che incontriamo.

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  3. Elena

    Anche io rifletto sul valore del lavoro, ma anche sull’annichilimento del troppo lavoro, quello che toglie ogni respiro spirituale e ci abbruttisce dentro e fuori. Un equilibrio basato sulle capacità di ciascuno, come dice sr Rita, non sempre chiamato ad offrire ciò di cui è capace con energia buona. E c’è chi è più intellettuale e riflessivo e chi è pratico e concreto. Tutto ci è dato di poter fare. Purché non ci si ammazzi nel lavoro o non lo si disgegni: ogni lavoro è onorevole e degno dell’essere umano.
    Preghiamo per tutti i lavoratori di ogni settore e per chi non trova lavoro…

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  4. Luca

    Il mestiere che fanno è la loro preghiera

    …. bello ma soprattutto impegnativo iniziare con queste parole una giornata di lavoro!

    Buona giornata a tutti!

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