silenzio d’autunno

di | 29 Settembre 2020

Oggi abbiamo iniziato a smontare l’orto, tipica operazione autunnale. Mi è quasi dispiaciuto estirpare le zucchine, avevano lavorato così bene durante l’estate. E così anche i pomodori, un bel lavoro anche per loro. E poi il basilico e via dicendo. Un po’ per dispiacere, un po’ nella speranza di vedere maturare ancora qualcosa, ho lasciato piante di ogni tipo. Non ho estirpato tutto. Mi sono detto: magari qualche giorno di bel tempo e di caldo arriverà ancora. So che è una speranza vana. Però visto il bel lavoro che tutti gli ortaggi hanno fatto durante l’estate ho pensato di fare ancora un tentativo. Quando tutti se ne sono andati sono tornato nell’orto a vedere ancora una volta tutti gli ortaggi. Mi sono quasi affezionato a quelle piantine che io ho curato così, così e che invece loro sono state così generose con noi. Dai diciamola tutta sono orgoglioso del nostro orto quest’anno. Ho potuto mostrare con orgoglio i frutti del nostro lavoro. le nostre melanzane, le nostre zucchine, i nostri pomodori sono state tante e da primato, un po’ meno le patate. In quel momento non c’era il vento, non c’era freddo, non c’era un sole troppo accecante, ma solo un grande silenzio. Il silenzio dell’autunno. Mentre me se stavo lì da solo in mezzo all’orto il primo pensiero che ho fatto è stato: qui l’anno prossimo mettiamo i pomodori, li allarghiamo un pezzo di orto, qui mettiamo l’antigrandine, qui c’è bisogno del tubo per irrigare, insomma, stavo già programmando il nuovo orto. Certo alla fine bisogna condividere il tutto con gli altri amici che si occupano dell’orto. Ma nella mia mente tutto era già programmato. Siamo fatti così noi umani, pensiamo e programmiamo tutto e subito in nome dell’efficienza. Poi il silenzio dell’autunno ha incominciato a fare discorsi strani. Il silenzio dell’autunno ha fatto da mediatore tra me e l’orto e ho ascoltato quelle poche zucchine rimaste, i pomodori infreddoliti, il prezzemolo bello verde, i finocchi pronti da raccogliere. E la musica è cambiata. Il silenzio dell’autunno mi ha fatto rivedere tutte le persone che sono passate dentro l’orto, tutti i nostri ragazzi e non cito i nomi perché di sicuro mi dimentico di qualcuno, la Chiara, i volontari, i ragazzi del cre, i ragazzi delle scuole. Quanta gente è passati di lì per quell’orto. Gli anziani di Rosciano che passavano e ci davano consigli e poi dicevano bel, bel, bel laurà, brae. Il silenzio dell’autunno non mi ha fatto più pensare ai progetti futuri, ma mi ha come aperto la memoria al tempo trascorso. Non per provare nostalgia, ma per vedere e riconoscere la bellezza di quella piccola porzione di umanità che è passata per di lì, dentro un semplice orto. E allora mi sono seduto, ho tirato il fiato, ho respirato profondo e non ho più pensato ai progetti futuri. Ho fatto quella cosa che mi hanno insegnato i miei genitori. Ho chiesto scusa e ho detto grazie. Ho chiesto scusa all’orto per come l’ho trattato malamente e lui invece è stato bravo con noi. Ho chiesto scusa ai ragazzi, a Chiara, ai volontari per la mia incapacità di fare le cose bene. Ho chiesto scusa al Signore, il Dio del creato perché faccio fatica a staccarmi da quella parola che è produrre. Ho detto grazie alla generosa madre terra, a tutti coloro che sono passati per di lì e ci hanno incoraggiato o sgridato. Ho detto grazie al Signore del creato, perché ha benedetto la terra e il nostro lavoro. Ho detto grazie ai miei genitori, a mio nonno e a don Roberto che mi hanno insegnato ad amare la terra. Vi prego non toglietemi quel pezzo di terra chiedendomi di fare altro nella vita. il silenzio dell’autunno mi ha messo il cuore in pace con me stesso. Domani o dopodomani, o dopodomani ancora penseremo al resto.

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