sabato 20 febbraio

di | 19 Febbraio 2016

trinità Marco  1,29-34           

 29 E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. 30 La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. 31 Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. 32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. 33 Tutta la città era riunita davanti alla porta. 34 Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

 Commento

Un altro miracolo. Questa volta non più nella sinagoga, ma nella casa dei primi chiamati. Il vangelo esce dai luoghi sacri e trasloca nelle case. Non c’è più nessun luogo che non può essere abitato dalla buona novella. Tutti gli spazi, tutti i tempi, tutte le persone possono ricevere l’annuncio buono del regno di Dio. L’episodio della suocera di Simone guarita dalla febbre mi porta a fare due considerazioni. Innanzi  tutto entra in scena il mondo  femminile che sta accanto  a Gesù, come i discepoli. Nel gruppo dei discepoli del messia ci sono uomini e donne, e questo per i tempi che correvano era già una rivoluzione. E poi la seconda considerazione è su quello che fa Gesù. Il primo gesto di Gesù nei suoi  confronti è quello di farla alzare, descritto con un verbo usato anche per dire la risurrezione. La guarigione della suocera di Pietro è descritta come una resurrezione. Ancora: la donna, liberata dalla febbre, che se ne va da lei come se ne vanno i demoni dagli indemoniati, serve Gesù e i discepoli: il verbo che esprime questo servizio è quello della “diaconìa”, che evoca per noi una ministerialità che proprio per una donna è speso dal testo di Marco. Tenete conto che la carità nella chiesa è per tutti i credenti e la suocera di Pietro ne è un esempio, un modello di servizio. Ma tenete anche conto che oggi la diaconia è solo per gli uomini. Chissà che un giorno si possa pensare a donne che esercitano la diaconia, il diaconato nella chiesa. La conclusione del testo è che venuta la sera, quando tutti vanno a riposare, arrivano da Gesù malati di ogni tipo e da ogni luogo. Gesù è instancabile in questa opera di guarigione. Gesù è tutto speso nella sua missione. È così speso che morirà per questa missione!.

preghiamo

preghiamo per tutti i bambini.

5 pensieri su “sabato 20 febbraio

  1. Elena

    Spendersi per gli altri… Sì, a qualcuno è dato il dono della guarigione, a qualcuno il dono dell’esorcismo, a qualcuno il dono dell’ ascolto, a qualcuno il dono del servizio…. L’ incontro di ieri e di oggi con Gesù corrisponde ad un ricevere doni immensi, non solo in pienezza ed armonia, ma proprio in termini di vissuto per gli altri. E benché difficile e complesso molte volte, è proprio questo spendersi per gli altri che riempie la nostra vita, la mia vita di significato e di ricchezza. Grazie Gesù perché mi fai ricca di te, pur non avendo alcun merito. Tu scegli e chiami….
    Ancora una volta prego per tutti gli ammalati nel corpo e nello spirito, affinché, portati a Gesù, davanti a Lui anche solo nella.preghiera, ricevano il dono della guarigione profonda.
    Elena

    Rispondi
  2. sr.Alida

    Che bello e con aspetti che non avevo mai pensato questo commento al brano di oggi, grazie don Sandro.Ciò che prende piu’risonanza per me: “ogni luogo è abitato dalla lieta notizia,tutte le persone possono riceverla in ogni tempo.” ” La prese per la mano ,la fece alzare come per risorgere…poi il servizio come diaconia…e un Gesu’ instancabile”….Donami ,Signore ,la delicatezza,la prontezza, dell’amore nel servire…la consapevolezza della Tua presenza in ogni persona al di là delle apparenze,e in ogni luogo. L’umiltà di ri-fare ,di ri-sorgere ,ed essere ogni giorno con Te …Prego per tutti i bambini,per tutti gli ammalati ,anche per tutti coloro che se ne prendono cura.

    Rispondi
  3. Giulio

    ” … prendendola per mano …”
    Il gesto di Gesù è quanto di più dolce e amorevole si possa pensare.
    Non ha pregato il Padre che esaudisse il suo desiderio, non ha parlato alla suocera di Pietro, ma le ha offerto la sua mano.
    E la suocera di Pietro ha accettato ed accolto la mano che le veniva offerta.
    Anche lei ha quindi la possibilità di rendere a Gesù una minima parte di quanto le era stato dato: ” … ella quindi li serviva …”
    Il Signore è sempre attento ed accanto ad ognuno di noi.
    Spesso non ci rendiamo conto che non siamo soli.
    Ma basta aprire un po’ gli occhi, guardare in noi stessi e quanto ci sta attorno per renderci conto che sempre ci viene offerta una mano.
    Molto spesso (se non sempre) non come noi ce lo aspettiamo, ma in modo completamente originale, a volte addirittura spiazzante, il Signore ci offre la sua attenzione ed il suo aiuto.
    Vorrei che fossero i bambini a pregare per noi: il loro contatto con la verità è molto più diretto del nostro.

    Rispondi
  4. sr Rita

    E’ proprio vero: per Gesù non c’è distinzione tra luogo sacro e luogo della vita concreta. La sinagoga come la casa di Pietro sono luoghi in cui benedire, sollevare, guarire, servire. Il riferimento di Gesù è sempre il padre da cui attinge ispirazione e forza. Mi vengono in mente le parole di paolo: sia che mangiate, sia che … sia che….siete nel Signore. Donaci Signore questa relazione continua e vitale con te e la nostra vita sarà in ogni luogo e in ogni tempo capace di amare e di servire.

    Rispondi
  5. Laura

    Grazie per queste riflessioni.. mi aiutano a comprendere che solo stando vicino a chi ha bisogno , senza delegare ad altri ma porgendo per prima la mano, tradurro’ il Vangelo in azioni concrete ! preghiamo perché ognuno possa incontrare qualcuno che lo solleva e lo aiuta ad affrontare le difficoltà della vita..
    Buona giornata a tutti !

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.