sabato 16 aprile

di | 15 Aprile 2016

home2  Marco 6,53-56                                                                                       

53 Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. 54 Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe 55 e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. 56 E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Commento

La conclusione che possiamo trarre al termine di questo cap. 6, con tutti gli avvenimenti particolari che abbiamo letto e commentato, può essere solo questo: la liberazione dell’umanità dal male che la tiene prigioniera; questa è di fatto la migliore interpretazione che possiamo dare a questo capitolo e a tutta la vita di Gesù. questa interpretazione di Gesù e del suo agire è distante anni luce dalla fede ebraica, che basava tutto sulla legge, ma è a volte molto distante rispetto alla nostra umanità che sembra aver dimenticato questa capacità di liberare l’uomo dal suo male, grazie alla vicinanza, alla carità, alla cura dell’altro e non soltanto grazie alla tecnica e alla scienza che cura le malattie. Legge e tecnica procedono per protocolli, la vicinanza procede per amorevolezza. Quello che sto cercando di dire viene come confermato da due piccoli fatti presenti nel testo di oggi: Notiamo innanzi tutto il “riconoscimento” di Gesù da parte della gente. Lo riconoscono come il loro Salvatore. Per questo Egli è venuto. E’ dunque straordinaria e commovente questa gran corsa per tutta la regione allo scopo di portargli sulle barelle i malati. Non solo portavano i malati dove lui era, ma  anche Lui andava per villaggi, città e campagne, e dappertutto deponevano i malati sulle piazze. È Gesù stesso che va incontro al malato. Forse la misericordia passa attraverso la supplica del misero e l’azione del Signore. Ci vogliono tutte e due questi elementi.

Preghiamo

Preghiamo per il papa in visita a Lesbo isola simbolo del dramma dell’immigrazione

3 pensieri su “sabato 16 aprile

  1. sr Rita

    Riconoscono Gesù e subito gli portano malati da guarire. E’ come se sul volto e nei gesti di Gesù ci fossero i segni del medico, di colui che si prende cura, di colui che non lascia andare via nessuno dal suo fianco fino a che non gli abbia ridato salute fisica o spirituale. Mi chiedo: chi mi incontra, cosa si porta via? Quale contatto permette che l’azione di Gesù passi anche attraverso la nostra piccola vita? Prego per Carlos, per tanti malati che sono in attesa di un contatto per ritornare a vivere.

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  2. Elena

    Gesù, uomo della misericordia e della compassione, mi tocca nel profondo, ci tocca tutti nella nostra malattia e nei nostri vuoti, li colma e li sana. Gesù, uomo della tenerezza , si fa carico della nostra malattia e ci accompagna, ci prende con sé. Basta il gesto di avvicinarglisi. E io, quando mi avvicino, tocco , accompagno e prendo con me, come lo faccio e perché? Prego con voi per gli ammalati e per coloro.che aspettano un gesto di tenetezza e di avvicinamento. Prego per il Papa che si fa prossimo al dolore e alla tragedia di molti.
    Elena

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  3. sr.Alida

    In queste poche righe della Parola mi fà bene vedere come la gente riconosce subito Gesu’,il loro portare e deporre davanti a Lui ,i malati …Mi fà ancor piu’ bene vedere Gesu’come medico ,fisico e spirituale…:cura, amorevolezza,vicinanza..nei confronti di chi necessita di nuova vita o spiragli di speranza .Come lo incontro e lo riconosco , come incontro con Lui gli altri?… mi unisco ad ogni intenzione ,per il Papa e quanti sappiamo in difficoltà.

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