venerdì 15 marzo

di | 14 Aprile 2016

avvento boseMarco 6,45-52                                                                     

45 E subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. 46 Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare. 47 Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. 48 Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro, camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. 49 Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, 50 perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 51 E salì sulla barca con loro e il vento cessò. E dentro di sé erano fortemente meravigliati, 52 perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

 Commento

Finisce un momento così unico e importante come la moltiplicazione dei pani e dei pesci e arriva un attimo di paura. Sembra che nei momenti di difficoltà i discepoli si ritrovano soli, abbandonati anche da colui che ha sfamato migliaia di persone. Possiamo dire che la fede non “garantisce” dai pericoli, non mi toglie le paure di affrontare la tempesta della vita. La fede invece è  la responsabilità di una storia nuova dove si è reso presente il dono di Dio, che chiede di essere riconosciuto e accolto. Nel brano, se facciamo caso, è Gesù che spinge i discepoli sulla barca. Si tratta di una separazione, di un chiedere all’uomo di stare in piedi, di affrontare la tempesta della vita. La prima cosa che pensano i discepoli è che il Signore li ha abbandonati. Troppo comodo, lui a pregare e noi a tribolare nel mare in tempesta. Quante volte ho fatto questo ragionamento anche io: dove sei Gesù quando ho bisogno, quando sono nella tempesta? E sono così preso dalla mia paura che quando il Signore viene a me nelle mie paure, penso che i tratti di un fantasma. La paura, la fatica ci chiude il cuore e la mente. A volte non trovo un po’ di coraggio. Ed è proprio qui che il Signore viene a me: Coraggio, sono io, non abbiate paura”. il miracolo non è quello di fermare il vento, ma quello di un Signore che mi sta vicino per aiutarmi a vincere le mie paure. Che cosa non avevano capito i discepoli del Signore? Forse non tanto che il Signore poteva fermare il vento che provocava la tempesta, quanto che il fatto che Gesù era vicino a loro, per soccorrerli nelle loro paure. Questo non avevano capito! Questa è la cosa che non capisco io: che il Signore c’è nelle mie paure! E questa penso sarà la lotta di tutta la mia vita. Sentire questa presenza buona di Gesù sia nei momenti difficili che belli.

Preghiamo

Preghiamo per il papà di Massimo che ci ha lasciato ieri

2 pensieri su “venerdì 15 marzo

  1. sr Rita

    Preghiamo per Vinicio, un ragazzo di quasi 18 anni morto oggi dopo una settimana di coma per overdose. Sono stata al velorio, in mezzo a tanto dolore. la mamma di quest’unico figlio mi ha detto: il Signore me lo ha affidato per questi anni, adesso glielo restituisco. La tempesta della vita non è lontana dalla presenza silenziosa di Gesù.

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  2. sr.Alida

    Costrinse i discepoli a salire sulla barca e precederlo all’altra riva …coraggio sono io ,non temete….Gesu’ sembra metterli alla prova ,senza la sua presenza…la fatica di remare è immane …La mamma di Vinicio da una grande testimonianza di fede..Prego per lei …Anch’io convengo che,nei drammi della vita il vero miracolo è che Dio,è con noi..per ripeterci Coraggio..non avere paura! Nei momenti difficili e nei momenti belli .Mentre miunisco alla preghiera per Vinicio e per il papà di Massimo prego perchè infonda in noi ,il Signore la certezza che Lui ci basta nel bello e nel cattivo tempo.

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