sabato 11 marzo

di | 11 Marzo 2017

fioriMatteo  12,46-50                                                                          

46 Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. 47 Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». 48 Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 49 Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 50 Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Commento

 Mi pare che in questi versetti ci siano parole rivelatrici.  Non dobbiamo pensare a queste persone che lo cercano e lo chiamano secondo l’immagine che giustamente ce ne siamo fatta, parlo in particolare per la madre, ma semplicemente per il rilievo che hanno per Gesù, come per tutti, le appartenenze famigliari. Dunque veniamo a sapere che i suoi famigliari stanno fuori e lo cercano per parlargli. Questa loro posizione viene a confronto, nelle parole di Gesù, con quella dei discepoli. Qui mi sembra esserci la sostanza dell’episodio. Alla forza evidente e “naturale” di una specie di “diritto” di queste persone, di una specie di loro primato nella relazione con Lui, Gesù oppone la realtà e il volto profondo della sua vera “famiglia”. Questa contrapposizione la si capisce bene attraverso due parole, almeno mi sembra: l’espressione “stare fuori” e l’espressione per la quale “lo cercano per parlargli”. I parenti lo cercano per parlargli, i discepoli lo cercano per ascoltarlo. Ecco la differenza che fa per il Signore la vera parentela. Ecco allora il volto della comunità raccolta intorno a Gesù, che oggi viene da Lui indicata e qualificata come la sua vera famiglia. La “volontà del Padre” la si può pensare appunto come la situazione e l’atteggiamento dei “discepoli”, e forse di tutta questa folla, che gli sta intorno per ascoltarlo!

Preghiamo

Preghiamo per Fabio

3 pensieri su “sabato 11 marzo

  1. Elena

    Nella comunità cristiana, come sarebbe bello essere davvero madre e padre, sorella/fratello di molti. In molte comunità questo avviene naturalmente. E ciascuno sa di poter contare sulla comunità stessa, che è un contenitore ed una rete sociale molto forte. Per noi occidentali non è esattamente così, se non in alcuni rari contesti. Allora, anche il ricordarmi di Gesù chi è il mio prossimo, ha un senso nuovo nella mia presa in carico di condivisioni e di messa in gioco di risorse. Ma perché è sempre così difficile? Perché sempre c’è tanta paura ad aprire porte e cuore?
    Ricordo Fabio e prego per la “famiglia” umana.

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  2. sr Alida

    Gesu’ ci chiama famigliari ,se facciamo la Sua volontà ,non c’ è niente di piu’ bello che far parte della Sua famiglia …Ciò nonostante non sempre si compie ciò che Lui vuole .Ci aiuti Egli stesso ad essere fedeli al solco del Suo volere che vuole per il nostro bene e di chi ci affida …Ricordo al Signore Fabio ,e coloro che ci chiedono preghiere ,insieme alle nostre intenzioni .intenzioni .

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  3. Silvia

    “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” Sembra quasi che Gesù stia in confusione e forse di questo si tratta…con-fusione, fondere insieme, anche se nessuno perde la sua peculiarità, tutti siamo fusi, nel senso di non separati, nell’unico corpo mistico di Cristo Gesù! Siamo figli NEL Figlio! Ma é necessario, come diceva don Sandro, stare dentro a questa relazione, starci dentro, nell’ascolto e nel fare quella volontà del Padre, che è l’amore…
    Buona serata!

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