quando la vita è attesa

di | 30 Novembre 2020

Quando ero giovane prete una delle domande su cui facevo girare tanti dei miei pensieri, discorsi, progetti e altro ancora, nei confronti dei giovani era quella domanda strana: che cosa ti aspetti dalla vita? che cosa attendi? Oggi riconosco che è una domanda un poco fuorviante perché mi sembra vera, ma un poco moraleggiante. Anche perché il tentativo ultimo era quello di dimostrare che esistono attese importanti ed altre di seconda categoria. Il problema è che noi viviamo di attese che si sviluppano su quella linea che è il tempo della nostra storia, della vicenda che ci è data da vivere. Il tempo e la storia a volte determinano la scelta delle attese. Per esempio per un malato l’attesa è quella della guarigione e tale guarigione si dipana nei giorni e nei tempi e più si allungano i tempi più l’attesa della guarigione si fa ansiosa. Pensate anche a chi ha fatto il tampone: attende il giorno della risposta e se i tempi si allungano la vita quotidiana si fa complessa. In questo senso il tempo, la sua linearità, il suo sviluppo determinano le mie attese. La vita è attesa di un tempo propizio, ma se questo tempo propizio non viene la vita si fa faticosa. A volte si chiude su se stessa. Ho conosciuto tanti giovani che non riuscendo a trovare un lavoro nell’immediato si sono come chiusi in un loro mondo, estraniati dal mondo. Il problema ancora una volta secondo me è posto male, non è che cosa attendo, ma come vivo il tempo dell’attesa. E se il tempo si allunga e l’attesa non finisce mai? Come resisto a questo prolungarsi del tempo che non arriva mai a riempire le nostre attese? Ritengo che la vera questione è come resisto dentro il tempo che scorre. Un padre e una madre come e quanto riescono a resistere nell’attesa di quel figlio che non capisce che sta buttando via la vita? don Roberto come ha potuto resistere nell’attesa del suo giorno? E quell’attesa è durata più di 20 anni. Per aggirare la questione e non affrontare la resistenza dell’attesa noi abbiamo inventato il tempo che va in circolo. Facciamo in modo che il tempo giri su se stesso, facciamo tornare delle date, dei ricordi, per dire a noi stessi che la vita sta dentro questo ritorno continuo di un tempo che non si dipana mai nel futuro ma che ritorna sempre uguale. Il natale lo facciamo tornare ogni anno, e lo attendiamo vigilanti nell’avvento. Poi mettiamo da parte l’attesa del natale. Così è la pasqua che prepariamo penitenti con la quaresima e poi ci dimentichiamo della penitenza. La stessa cosa con il compleanno, con gli anniversari di matrimonio, che attendiamo qualche giorno prima, che prepariamo con una festa e poi mettiamo tutto nel cassetto per andare a tirare fuori il tutto l’anno dopo, come il presepio e i suoi addobbi. Chiudiamo e ingabbiamo il senso dell’attesa nel ciclo di un anno per poi riprendere lo stesso ciclo l’anno dopo. Il natale è necessario, ma la questione non è se torna il natale con tutto il suo corollario di festa e di luci, ma che cosa vuol dire vivere il natale in un contesto come quello di quest’anno. Il compleanno serve ricordarlo, ma con questa domanda: che cosa vuol dire un anno in più dentro questo contesto di vita. ci vuole resistenza per attendere il giorno propizio, ma ci vuole un cuore ascoltante per capire il senso del tempo che vivo

Un pensiero su “quando la vita è attesa

  1. Giuliana è Enzo

    La nostra giornata si apre meditando con te. Grazie. Vero non tanto cosa attendo dalla vita ma come vivo la vita. Ci hai dato occasione di riflettere su un aspetto che rischia di passare superficialmente

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