prudenza

di | 19 Maggio 2020

Ripresa, ma con prudenza. Riprendiamo con la fase 2 spinta, ma con prudenza. Questo è il mantra di questi giorni. Poi succede che un sindaco si arrabbia perché troppa gente in giro e senza mascherina. Domanda da inesperto: se abbiamo costruito una cultura della velocità, dell’aggregazione ad ogni costo, se abbiamo costruito l’idea di un mondo che è fondato sul profitto e lo scarto è da scartare come possiamo pretendere di cambiare tutto in un momento? Il mantra riprendiamo, ma con prudenza mi suona stonato. affidiamo alla prudenza di noi umani quello che non abbiamo voluto o non siamo stati capaci di fare per anni. In un attimo tutto cambiato, con prudenza. I monaci sia cristiani che buddisti che ti altro tipo lottano tutta una vita per   arrivare alla prudenza. E noi in un attimo lo chiediamo come senso di responsabilità a noi uomini. Non è sfiducia, ma la nostra cultura non è quella della distanza, ma della vicinanza, non è quella del piccolo gruppo, ma della massa di gente, non è quella di entrare ordinati dentro un negozio, ma di fare ressa, non è quellaa dello stare in casa, ma dell’uscita, la movida.. Quindi? Credo che si tratta come prima cosa di non usare slogan, di non dire cose “scontate” di non affidarci solo alla buona volontà di ciascuno, ma di essere chiari nelle cose che si possono fare o non fare. E poi di provare a fare squadra, di aiutarci ad essere prudenti. Deve come diventare un impegno comune, di tutti. E poi deve diventare nel tempo un fatto di cultura, ma per costruire cultura ci vuole tempo, immaginazione, impegno. E quando parlo di cultura intendo la capacità di prenderci cura in maniera diversa dell’uomo e del creato. E questo lo si fa a scuola, in famiglia, in fabbrica, nella comunità cristiana. Questi sono i temi su cui dovremo giocare il nostro futuro, ma tutti insieme, società civile e religiosa. Ma torniamo alla nostra prudenza. È la virtù che mi aiuta, non a non scegliere, ma tra il bene e il male imparo a scegliere il bene. E come? attraverso la capacità di prevedere che cosa succede nel futuro in base alle mie scelte e di conseguenza la capacità di essere accorti nelle scelte, perché si è capaci di guardare al futuro. Se scelgo oggi di comportarmi in un certo modo che cosa succederà a tutti noi domani? Ecco la prudenza è sta roba qui. Nell’antichità veniva chiamata saggezza, la saggezza di scegliere bene per il futuro. Questa è la cultura che dovremmo imparare e insegnare. Sembra che la prudenza rallenti la vita della persona, quasi la blocchi, perché dicendo ci vuole prudenza noi fermiamo la vita. Noi diciamo che bisogna decidere, essere decisionisti. Con la prudenza imparo a scegliere il vero bene e a trovare gli strumenti per praticare il vero bene. La prudenza mi rende responsabile della vita dell’altro e di conseguenza agisco pe il mio e il suo bene. Ecco la cultura di cui abbiamo bisogno. Della sapienza, della prudenza, del bene dell’altro. Così dice il cardinal Zuppi di Bologna riguardo alla prudenza: “ In un bellissimo affresco a Santa Maria in Trastevere la prudenza è raffigurata davanti a uno specchio, perché essa richiede riflessione, interiorità, ben diversa dal narcisismo. È una donna giovane nel viso di fronte, ma dietro è un anziano che guarda nella direzione opposta, perché la prudenza è circospetta, guarda intorno, non sospettosa, osserva ovunque. Il vecchio rappresenta la memoria, perché la prudenza si forma sapendo fare tesoro dell’esperienza. La prudenza, però è giovane, guarda al presente perché non è segnata dall’amarezza e dal veleno della disillusione, che fa credere di essere sapienti, di governare la nostra vita e in realtà spegne solo la gioia e l’entusiasmo e ci fa perdere il desiderio che abbiamo nel cuore, la voglia di cambiare e di raggiungere quello che cerchiamo. La prudenza è piena di speranza, di futuro e proprio per questo non vuole perderlo.”

Un pensiero su “prudenza

  1. Giorgio

    “…Penso alla vita con tutte le sue sfumature, la bellezza del creato e la difficoltà nel capire l’essenza del dolore…penso a ciò che c’è in ogni uomo, le sue gioie, le aspettative e le sue paure e la totalità del suo corpo, coscienza e cuore, proiettate nell’immenso moto perpetuo del divenire…”

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