mercoledì 9 marzo

di | 8 Marzo 2022

mercoledì 9 marzo ’22 – Gen. 32,4-22

Poi Giacobbe mandò avanti a sé alcuni messaggeri al fratello Esaù, nella regione di Seir, la campagna di Edom. 5Diede loro questo comando: “Direte al mio signore Esaù: “Dice il tuo servo Giacobbe: Sono restato come forestiero presso Làbano e vi sono rimasto fino ad ora. 6Sono venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho mandato a informarne il mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi””. 7I messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: “Siamo stati da tuo fratello Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con sé quattrocento uomini”. 8Giacobbe si spaventò molto e si sentì angustiato; allora divise in due accampamenti la gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli. 9Pensava infatti: “Se Esaù raggiunge un accampamento e lo sconfigge, l’altro si salverà”. 10Giacobbe disse: “Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi hai detto: “Ritorna nella tua terra e tra la tua parentela, e io ti farò del bene”, 11io sono indegno di tutta la bontà e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio solo bastone avevo passato questo Giordano e ora sono arrivato al punto di formare due accampamenti. 12Salvami dalla mano di mio fratello, dalla mano di Esaù, perché io ho paura di lui: che egli non arrivi e colpisca me e, senza riguardi, madri e bambini! 13Eppure tu hai detto: “Ti farò del bene e renderò la tua discendenza tanto numerosa come la sabbia del mare, che non si può contare””. 14Giacobbe rimase in quel luogo a passare la notte. Poi prese, da ciò che gli capitava tra mano, un dono per il fratello Esaù: 15duecento capre e venti capri, duecento pecore e venti montoni, 16trenta cammelle, che allattavano, con i loro piccoli, quaranta giovenche e dieci torelli, venti asine e dieci asinelli. 17Egli affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse loro: “Passate davanti a me e lasciate una certa distanza tra un branco e l’altro”. 18Diede quest’ordine al primo: “Quando ti incontrerà Esaù, mio fratello, e ti domanderà: “A chi appartieni? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano davanti?”, 19tu risponderai: “Di tuo fratello Giacobbe; è un dono inviato al mio signore Esaù; ecco, egli stesso ci segue””. 20Lo stesso ordine diede anche al secondo e anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: “Queste parole voi rivolgerete ad Esaù quando lo incontrerete; 21gli direte: “Anche il tuo servo Giacobbe ci segue””. Pensava infatti: “Lo placherò con il dono che mi precede e in seguito mi presenterò a lui; forse mi accoglierà con benevolenza”. 22Così il dono passò prima di lui, mentre egli trascorse quella notte nell’accampamento.

Commento

Giacobbe aveva ancora una questione aperta. Quella con il fratello Esaù a cui aveva portato via la primogenitura e da cui poi era fuggito. Egli era fuggito dalla sua terra perché temeva il grido di indignazione di Esaù. Ora dopo 20 anni torna. in questo incontro che è la premessa per la riconciliazione, ci sono come tre passaggio significativi. Il primo: si parla di far passare il bestiame per mostrarlo a Esaù. Per riconciliarsi bisogna fare un passaggio, un Esodo, un cambiamento. In quel passaggio vediamo come la riconciliazione passa per un cambiamento, un passaggio del cuore che cambia. Il secondo elemento è che Giacobbe parla di fratello. Si può litigare, si può fuggire, ma nel cuore si rimane fratelli. E questo ricordo della fraternità, insieme al cambiamento del cuore può essere un ulteriore principio di riconciliazione. Come il figliol prodigo, però Giacobbe non osa chiamarsi fratello ma “servo” (nei confronti di Dio). Come si sente di fronte a Dio, così Giacobbe si pone davanti al fratello. All’inizio e alla fine del passo, Esaù è infatti chiamato “mio signore”  Al centro del passo, l’incontro notturno al torrente Iabbok. Forse la chiave profonda del processo di riconciliazione. ma questo episodio lo vedremo la prossima volta.

Preghiamo

Preghiamo per tutti i profughi

2 pensieri su “mercoledì 9 marzo

  1. Elena

    Non so se si riesce sempre a superare un’offesa, a dar rimarginare ferite che sanguinano, a ridare credito e fiducia a chi ti ha tradito, ingannato e rubato ciò che eri.
    Ma il tornare per cercare di rimediare è un primo passo. Può essere addirittura fatale, talmente rischioso da giocarsi la vita. E ci vuole coraggio, tanto coraggio. E ci vuole speranza e ci vuole umiltà per tornare e chiedere pace….

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  2. sr Alida

    le due riflessioni, e questo tratto della Bibbia,trovano tanta risonanza dentro di me, non aggiungo altro che pregare per i profughi, per la pace e per le persone che confidano nella nostra preghiera e non sono poche.

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