mercoledì 6 maggio

di | 5 Maggio 2020

Lc 22,14-20   

14Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». 17E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». 19Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 20E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Commento

Lo conosciamo bene questo testo e quindi mi voglio soffermare su alcune parole “marginali”, ma non troppo. Dopo aver mandato i suoi discepoli a preparare la pasqua, Gesù dichiara: ho desiderato ardentemente mangiare questa pasqua con voi.  Gesù raduna la sua comunità e poi cena con loro. Lo fa con grande gioia, con ardente desiderio. Qui il problema non è la messa in sé, ma la gioia del Signore del fare comunità con i suoi discepoli. Lui desidera questo momento. Dovremmo tentare di capire se anche noi desideriamo stare con la stessa gioia e con lo stesso desiderio insieme al Signore per fare comunità con Lui. Prima ancora di desiderare di celebrare la messa dobbiamo desiderare di stare con il Signore. Possiamo dire che i discepoli non hanno immediatamente ben capito che cosa stava succedendo, ma accettano di volentieri di stare con il Signore per quella cena. In quelle parole sul pane e sul vino vi è il testamento di Gesù prima di andare verso la croce. Si tratta di un testamento che ci regala pane e vino, corpo e sangue. In quelle parole è anticipata la passione come dono di amore verso l’uomo. Gesù prende il pane del bisogno, il pane necessario per la vita dell’uomo, benedice Dio per esso, lo spezza e lo condivide con i suoi amici.  Poi prende il calice del vino, il vino della non necessità, della gratuità e della gioia, il vino mai assente nelle feste di nozze. Il vino che celebra l’amore, Tutta la vita di Gesù è donata a noi.. Una sola vita in me quella di Gesù, raccolta nel segno del pane e del vino e una comunione profonda con Dio Padre e con i fratelli

Preghiamo

Preghiamo per chi si sente solo

3 pensieri su “mercoledì 6 maggio

  1. sr Alida

    Quanto desidero stare con Gesù ? Quanto ricordo il suo testamento in quell’ultima cena prima di andare sulla croce? Questo è importante ! Il desiderio di fare Pasqua con me di per sè risuona dentro …non ancora comprendo ,ma chiedo questo cammin facendo …Stare con Lui nella cura di chi pone sul cammino .mi unisco alla preghiera per chi è solo .

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  2. sr rita

    Ho desiderato ardentemente….
    In questi giorni sto leggendo alcuni scritti di un sacerdote di Bergamo che sta facendo una vita da eremita. Il suo linguaggio, quasi “dissacrante” dice davvero quello che Gesù ha sentito nell’ultima cena, e quello che dovremmo sentire noi cristiani quando parliamo di Gesù, quando ci comunichiamo, quando incontriamo le persone, quando decidiamo le cose importanti relative alla vita di atri. Se non abbiamo dentro questa “passione”, questo “desiderio ardente” credo che non ci possiamo identificare come cristiani, discepoli di un Gesù che era, ed è,innamorato dell’uomo.

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  3. Elena

    Fare esperienza di amore è fare esperienza di desiderio, di vicinanza, di gioia, di passione, di condivisione, di lotta, di sacrificio, di cose intuite, di cose dette, di cose comprensibili e incomprensibili, di intimità, di conoscenza, di rinuncia, di tavola, di cammino, di fatica e potrei andare avanti fino a domani….
    È bello innamorarsi, ma è più bello amare, ti pacifica profondamente l”amare. Mi piace pensare a questa relazione profonda tra il Signore e me, tra me e gli altri. Ho molto da imparare perché il mio amore è solo umano, ma la pienezza dell’amore di Dio riempie i miei vuoti, risponde ai miei perché, culla le mie notti insonni, dà senso e ricchezza ad ogni respiro. Perché l’amore è di Dio, incarnato nel Figlio. E il Suo Amore è a quella tavola, dove si spezza il pane e si beve dallo stesso calice di vino…
    Ricordo al Signore le tante solitudini.

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