mercoledì 18 novembre

di | 17 Novembre 2015

home2 Giona 1,11-16

11 Essi gli dissero: «Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?». Infatti il mare infuriava sempre più. 12 Egli disse loro: «Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia». 13 Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano perché il mare andava sempre più crescendo contro di loro. 14 Allora implorarono il Signore e dissero: «Signore, fa’ che noi non periamo a causa della vita di questo uomo e non imputarci il sangue innocente poiché tu, Signore, agisci secondo il tuo volere». 15 Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia. 16 Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e fecero voti.

Commento

Giona prende su di sé l’errore che ha commesso. Non ha voluto fare quello che il Signore gli aveva chiesto, riconosce il suo errore e viene gettato in mare il quale placò la sua furia. Anche Gesù, che deve aver amato il libro di Giona, tanto è vero che lo cita più volte nei vangeli, è stato gettato fuori, sulla croce. La differenza è che Gesù ha fatto questo in obbedienza al Padre.  Mi spingo oltre: sembra quasi che nell’obbedienza o nella disobbedienza serva qualcuno che si dona fino ad essere gettato fuori. Noi diciamo in maniera più comune, serve uno che si sacrifichi. Non si tratta di un sacrificio inteso nel senso di capro espiatorio, ma inteso come dono, come capacità di pensare al bene dell’altro e non al mio solo bene. Certo non è il caso di Giona, ma è sicuramente il caso della vita del Signore Gesù. Forse in un tempo come questo abbiamo bisogno di chi dona la vita per il bene dell’altro. E’ molto bello anche il tentativo che i marinai compiono  per cercare di evitare la morte di Giona. Anch’io molte volte me lo sono chiesto: la Croce di Cristo è l’unica strada che Dio poteva percorrere per la nostra salvezza? E penso che la domanda continuerebbe ad imporsi se non fosse per quello che è decisivo! Perché è proprio in questo atto di donazione completa e piena che nasce  la nuova creazione e la nuova storia, ormai dominate e guidate dalla bellezza divina del volersi bene come Lui ci ha amati: sino alla fine! Sino al nome nuovo della morte che è “dare la vita”! Sarebbe terribile se nessuno avesse bisogno di nessuno, e se tutti vivessimo pensando solo all’anima nostra! Quindi “è bene!!” che i marinai non ce la facciano a tornare a riva con le loro forze, perché bisogna ormai “andare” verso una riva nuova, preparata da Dio per tutti i suoi figli!

Preghiamo

Preghiamo per chi tutti i giorni dona la vita per il bene dell’altro, degli altri.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.  Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

4 pensieri su “mercoledì 18 novembre

  1. sr Rita

    Potremmo dire che siamo davanti a una situazione disperata. Giona sta rivelando al sua colpa. I marinai vogliono salvare la propria vita ma non vorrebbero fare del male a Giona. Lo interrogano quasi per suddividere la responsabilità della scelta. E anche quando Giona dice di buttarlo in mare perché è lui la causa di tanto pericolo, i marinai cercano in tutti i modi di salvarlo. Mi chiedo qual è il mio, il nostro atteggiamento verso chi è “colpevole” del male che soffriamo. Spesso non ci preoccupiamo di salvar la loro vita: ci preoccupiamo di salvare la nostra e basta. Chiediamo al Signore la capacità di riconoscere le nostre responsabilità di fronte al male che accade ed anche la capacità di non “affondare” in fretta chi risulta colpevole.

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  2. Ingrid

    Che cosa dobbiamo fare di te perché si calminil mare??
    Chiedere prima di agire ,cercare una risposta insieme,riflettere..nessuno è in grado di sapere la cosa giusta in alcune situazioni,solo ascoltando intensamente il proprio cuore e chiedendo a Dio di intervenire….poi ognuno sia i marinai che Giona ,si sono presi coraggio e responsabilità. ..il mare della vita lo può render calmo la fede,la fede in un Dio che ci ama,che nonostante tutto non ci abbandona mai anche in situazioni difficili
    Una preghiera speciale x tutti i superstiti di tutti gli attentati,guerre,ingiustizie

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  3. Marpy

    Azzardo un pensiero forse un po’ contorto.
    Finché alcune situazioni della vita le guardo da fuori, dalla “barca”, le vedo confuse, complesse, troppo difficili da affrontare, come un mare in burrasca.
    Se però ho il coraggio di buttarmici dentro, confidando nell’aiuto del Signore e delle persone che lui mi mette accanto, queste situazioni piano piano si rivelano meno complicate di quanto sembrassero da fuori, più affrontabili…con la dovuta calma e pazienza (in mare se uno si agita troppo va a fondo, in acqua bisogna stare calmi e abbandonarsi!).

    Oggi una preghiera speciale per il piccolo Alberto, da 4 mesi in ospedale appeso ad un debole filo…

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  4. sr.Alida

    Giona riconosce con verità il suo errore,cosciente ,che ha messo gli altri in grossa difficoltà,si sente responsabile ,dice cosa fare perchè il mare si calmi….bello vedere come anche i marinai cercano un’altra alternativa per salvare Giona,e fanno un’accorata preghiera..Non avevo mai pensato don Sandro,alla parola morte come :donare la vita,ciò diminuisce in me la paura di soffrire e morire,che mi accompagna e ogni tanto mi mette in crisi,..Grazie don! Mi trovo così misera in questo donare la vita… come l’ha fatto il Signore per noi e come sanno fare tanti santi di ieri e di oggi, Mi ricordassi almeno spesso :cosa posso essere o fare quì ed ora perchè l’altro/a viva ? Ascoltare il proprio cuore per capire nel mio piccolo quale la mia responsabilità di fronte al male? Sì ,preghiamo anche per chi decide il male,chiedendo a Dio di intervenire… Di cuore prego per il piccolo Alberto,e per le intenzioni di oggi.Grazie ai vostri commenti.

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