martedì 26 maggio

di | 25 Maggio 2015

1 Giovahome2nni 1,1-4

1 Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – 2 la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, 3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.

Commento

Vi garantisco che mi sento in difficoltà a commentare la parola del Signore. Sia perché non ho fede a sufficienza per essere di quelli che hanno udito, veduto, contemplato e toccato quello che era fin dal principio, sia perché Giovanni quando scrive raggiunge vette altissime tipo Everest ed io arrivo al pur bello ma solo Canto alto. Non è retorica bella e buona, ma la verità. Conoscere  un’esperienza viva sembra essere l’inizio della prima lettera di Giovanni. Conoscere di una conoscenza di amore. Conoscere di una conoscenza da raccontare ad altri per fare comunione con altri. La fede di Giovannni nei confronti del Signore è concreta oserei dire fisica, palpabile, che si sente. Il verbo della vita, la vita, è percepita mediante i sensi umani. Credo che in qualche modo dobbiamo reimparare a usare non solo la mente, ma il cuore, il corpo per sentire il Signore, per sentire chi ci ama. Bello, ma rivoluzionario. Ma perché devo fare tutto questo? perché la nostra gioia sia piena. Amare il Signore con tutto noi stessi per essere nella gioia. Un’ inizio travolgente quello della 1 lettera di Giovanni.

Preghiamo

Don Roberto sta meglio e noi ne siamo tutti contenti. Grazie

 Dal Vangelo di Marco  (10,28-31)

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».  Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

 

3 pensieri su “martedì 26 maggio

  1. Giulio

    Abbandono.
    Dopo queste due letture e il commento di don Sandro, riassumo il mio tentativo di riconoscimento del Signore, in una parola: abbandono.
    Abbandonarsi al Signore.
    Ricordo un esercizio che spesso si faceva da ragazzi: ci si lasciava cadere, all’indietro, contando che il nostro compagno ci prendesse prima che toccassimo terra.
    Ho fatto fatica. La paura di cadere era più forte della certezza che qualcuno mi avrebbe sorretto.
    Questo è l’abbandono: vincere la paura, avere la certezza che Qualcuno ci sostiene.
    Non chiedere, non controllare, non temere, non riflettere, ma abbandonarsi nelle mani sapienti di chi non ci lascerà mai soli. Con tutto noi stessi.

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  2. suor Rita

    Giovanni, denominato anche aquila, raggiunge altezze e profondità veramente eccezionali. Si, come dice bene Don Sandro è tutto l’essere, spirito, psiche e corpo che parla di un incontro, di un’esperienza che non è fantasia ma realtà esistenziale. Annunciare quello che si è visto, ascoltato, toccato… fa parte di una esperienza che noi viviamo ogni giorno nelle relazioni tra persone. Quando io mi arrabbio e quando sono felice tutto di me si fa sentire e quando parlo gli altri capiscono quanto io sia coinvolta in quello che dico. Lo sguardo, il rossore o il pallore, il fremito delle mani, il tono della voce, il timbro delle parole….Tutto dice il tutto di me. “TOMARA” – si dice qui da noi. MAGARI, sia proprio così quando annuncio ciò che vivo nell’incontro col Signore. Che bello poter anche solo desiderare che sia proprio così!

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    1. laura Fumagalli

      … ” la Vita si manifestò a noi e ne diamo testimonianza, annunciando la vita eterna e vivendo nella gioia.. ” queste parole mi sembrano far emergere la mia piccolezza nel non saper realizzare ciò che è enunciato, così chiaramente.. Quanta debolezza infatti nel vivere il Vangelo, quanta incredulità ed incertezza nel credere nella Risurrezione, quanta tristezza nelle nostre giornate !!
      Preghiamo perché lo Spirito Santo soffi energie nella nostra vita e, come l’aria che respiriamo, indispensabile e condivisa in ogni particella con il respiro di altri, sia vitale e ci faccia uscire dalla solitudine delle nostre vite.

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