martedì 15 maggio

di | 15 Maggio 2018

profeta geremia iconaGer 35,1-19                                            

1  Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore nei giorni di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda: 2 “Va’ dai Recabiti e parla loro, conducili in una delle stanze nel tempio del Signore e offri loro vino da bere”. 3 Io allora presi Iazanià figlio di Geremia, figlio di Cabassinià, i suoi fratelli e tutti i suoi figli, cioè tutta la famiglia dei Recabiti. 4 Li condussi nel tempio del Signore, nella stanza dei figli di Canàn figlio di Iegdalià, uomo di Dio, la quale si trova vicino alla stanza dei capi, sopra la stanza di Maasià figlio di Sallùm, custode di servizio alla soglia. 5 Posi davanti ai membri della famiglia dei Recabiti boccali pieni di vino e delle coppe e dissi loro: “Bevete il vino!”. 6 Essi risposero: “Noi non beviamo vino, perché Ionadàb figlio di Recàb, nostro antenato, ci diede quest’ordine: Non berrete vino, né voi né i vostri figli, mai; 7 non costruirete case, non seminerete sementi, non pianterete vigne e non ne possederete alcuna, ma abiterete nelle tende tutti i vostri giorni, perché possiate vivere a lungo sulla terra, dove vivete come forestieri. 8 Noi abbiamo obbedito agli ordini di Ionadàb figlio di Recàb, nostro antenato, riguardo a quanto ci ha comandato, così che noi, le nostre mogli, i nostri figli e le nostre figlie, non beviamo vino per tutta la nostra vita; 9 non costruiamo case da abitare né possediamo vigne o campi o sementi. 10 Noi abitiamo nelle tende, obbediamo e facciamo quanto ci ha comandato Ionadàb nostro antenato. 11 Quando Nabucodònosor re di Babilonia è venuto contro il paese, ci siamo detti: Venite, entriamo in Gerusalemme per sfuggire all’esercito dei Caldei e all’esercito degli Aramei. Così siam venuti ad abitare in Gerusalemme”. 12 Allora questa parola del Signore fu rivolta a Geremia: 13 “Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Va’ e riferisci agli uomini di Giuda e agli abitanti di Gerusalemme: Non accetterete la lezione, ascoltando le mie parole? Oracolo del Signore. 14 Sono state messe in pratica le parole di Ionadàb figlio di Recàb, il quale aveva comandato ai suoi figli di non bere vino. Essi infatti non lo hanno bevuto fino a oggi, perché hanno obbedito al comando del loro padre. Io vi ho parlato con continua premura, ma voi non mi avete ascoltato! 15 Vi ho inviato tutti i miei servi, i profeti, con viva sollecitudine per dirvi: Abbandonate ciascuno la vostra condotta perversa, emendate le vostre azioni e non seguite altri dei per servirli, per poter abitare nel paese che ho concesso a voi e ai vostri padri, ma voi non avete prestato orecchio e non mi avete dato retta. 16 Così i figli di Ionadàb figlio di Recàb hanno eseguito il comando che il loro padre aveva dato loro; questo popolo, invece, non mi ha ascoltato. 17 Perciò dice il Signore, Dio degli eserciti e Dio di Israele: Ecco, io manderò su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme tutto il male che ho annunziato contro di essi, perché ho parlato loro e non mi hanno ascoltato, li ho chiamati e non hanno risposto”. 18 Geremia riferì alla famiglia dei Recabiti: “Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Poiché avete ascoltato il comando di Ionadàb vostro padre e avete osservato tutti i suoi decreti e avete fatto quanto vi aveva ordinato, 19 per questo dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: a Ionadàb figlio di Recàb non verrà mai a mancare qualcuno che stia sempre alla mia presenza”.

Commento

Attraverso la vicenda di questo popolo dei Recabiti Geremia ci vuole regalare la conferma che la fede di Israele e la nostra fede è universale. I Recabiti sembrano aver custodito un’osservanza tipica dei nomadi del deserto, quella di non bere vino e alcolici e quindi sembrano riflettere una storia che ormai per Israele è conclusa. Oggettivamente dunque questa gente è “fuori tempo”, e facilmente potremmo evidenziare l’inutilità e l’inattualità delle loro osservanze. Il comando di Dio al profeta è invece semplicemente di mettere alla prova la loro fedeltà offrendo quello che la loro tradizione e la loro disciplina proibiscono. Inoltre la “minorità” della loro condizione è sottolineata dal fatto che la difficoltà dei tempi li ha costretti a trovare rifugio in Gerusalemme, contrariamente alle loro abitudini. Tutto dunque sembra esporli a un cedimento e magari, lì, nel Tempio del Signore, al riconoscimento che la loro disciplina di vita è superata. Ma essi, con umile determinazione, ribadiscono il loro attaccamento alla tradizione che li lega al loro padre. Questa mi pare la forza di un popolo  che rimane fedele non tanto ad una tradizione esteriore e vecchia, ma al senso, al cuore di questa tradizione. Anche noi dovremmo essere capaci non di conservare la tradizioni, ma di dare senso ad ogni nostro gesto nuovo o antico che sia.

Preghiamo per Don Nicola

3 pensieri su “martedì 15 maggio

  1. . Elena

    Fedeltà, mi sembra sia la parola chiave di ogni passo di Geremia. Oggi, la tentazione di abbandonare un legame antico, una tradizione, un amore passa attraverso la parola fedeltà. Vecchio e nuovo subiscono cambiamenti, la storia si dipana in sentieri lineari e tortuosi. Quanta la nostra fedeltà agli impegni assunti? La nostra credibilità e la nostra coerenza messe a dura prova….
    Preghiamo per le vittime di tanta violenza negli attentati e per la Palestina e Israele.

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  2. srAlida

    Qualcuno che stia sempre alla presenza del Signore,conservando le tradizioni ma dando senso ad ogni gesto nuovo o antico che sia …Ci conceda il Signore di essere tra questi fedeli Preghiamo per don Nicola e per le vittime d’Israele e Palestina.

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  3. sr Rita

    Sapendo che il vino è simbolo di gioia, di festa, preghiamo affinché le tradizioni che ci portiamo dentro siano comunque aperte alla festa, al nuovo che la storia offre.

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