lunedì 14 maggio

di | 13 Maggio 2018

profeta geremia iconaGer 34,8-22                                              

8 Questa parola fu rivolta a Geremia dal Signore, dopo che il re Sedecìa ebbe concluso un’alleanza con tutto il popolo che si trovava a Gerusalemme, di proclamare la libertà degli schiavi, 9 rimandando liberi ognuno il suo schiavo ebreo e la sua schiava ebrea, così che nessuno costringesse più alla schiavitù un Giudeo suo fratello. 10 Tutti i capi e tutto il popolo, che avevano aderito all’alleanza, acconsentirono a rimandare liberi ognuno il proprio schiavo e ognuno la propria schiava, così da non costringerli più alla schiavitù: acconsentirono dunque e li rimandarono effettivamente; 11 ma dopo si pentirono e ripresero gli schiavi e le schiave che avevano rimandati liberi e li ridussero di nuovo schiavi e schiave. 12 Allora questa parola del Signore fu rivolta a Geremia: 13 “Così dice il Signore, Dio di Israele: Io ho concluso un’alleanza con i vostri padri, quando li ho fatti uscire dal paese d’Egitto, da una condizione servile, dicendo: 14 Al compiersi di sette anni rimanderà ognuno il suo fratello ebreo che si sarà venduto a te; egli ti servirà sei anni, quindi lo rimanderai libero disimpegnato da te; ma i vostri padri non mi ascoltarono e non prestarono orecchio. 15 Ora voi oggi vi eravate ravveduti e avevate fatto ciò che è retto ai miei occhi, proclamando ciascuno la libertà del suo fratello; voi avevate concluso un patto davanti a me, nel tempio in cui è invocato il mio nome. 16 Ma poi, avete mutato di nuovo parere e profanando il mio nome avete ripreso ognuno gli schiavi e le schiave, che avevate rimandati liberi secondo il loro desiderio, e li avete costretti a essere ancora vostri schiavi e vostre schiave. 17 Perciò dice il Signore: Voi non avete dato ascolto al mio ordine che ognuno proclamasse la libertà del proprio fratello e del proprio prossimo: ora, ecco, io affiderò la vostra liberazione – parola del Signore – alla spada, alla peste e alla fame e vi farò oggetto di terrore per tutti i regni della terra. 18 Gli uomini che hanno trasgredito la mia alleanza, perché non hanno eseguito i termini dell’alleanza che avevano conclusa in mia presenza, io li renderò come il vitello che spaccarono in due passando fra le sue metà. 19 I capi di Giuda, i capi di Gerusalemme, gli eunuchi, i sacerdoti e tutto il popolo del paese, che passarono attraverso le due metà del vitello, 20 li darò in mano ai loro nemici e a coloro che attentano alla loro vita; i loro cadaveri saranno pasto agli uccelli dell’aria e alle bestie selvatiche. 21 Darò Sedecìa re di Giuda e i suoi capi in mano ai loro nemici, in mano a coloro che attentano alla loro vita e in mano all’esercito del re di Babilonia, che ora si è allontanato da voi. 22 Ecco, io darò un ordine – dice il Signore – e li farò tornare verso questa città, la assedieranno, la prenderanno e la daranno alle fiamme e le città di Giuda le renderò desolate, senza abitanti”.

Commento

È interessante la collocazione di questo episodio nell’orizzonte precario dell’assedio di Gerusalemme. Ci ricorda il comandamento stesso di Dio quando chiede a Israele di accogliere lo straniero perché “anche voi foste stranieri in Egitto”. La dura esperienza della vita del popolo durante l’assedio, apre il cuore a comprendere le ingiustizie che noi facciamo subire agli altri. Così nell’incombente minaccia di perdere la libertà, e soprattutto nell’avvertimento severo che viene dalla parola di Dio annunciata dal profeta, c’è una conversione del cuore. Così viene data quella libertà di cui solo ora si capisce tutto il valore. Questo mi porta a dire che le situazioni di crisi e di fallimento non sono solo una fine, ma possono diventare il luogo e l’occasione per una profonda riflessione sulla vita e di conseguenza una scelta ad agire in modo diverso e nuovo. Così dall’assedio, dalla mancanza di libertà emerge la possibilità di capire il valore della libertà umana contro ogni forma di schiavitù.  Ma sappiamo bene come il cuore dell’uomo è altalenante e quindi può continuamente tornare al suo peccato, al suo errore. Il castigo apparente di Dio è semplicemente quello di lasciare l’uomo nelle sue decisioni libere e responsabili. Dio non convince l’uomo, Dio ama l’uomo.

Preghiamo

Preghiamo per il nostro vescovo

3 pensieri su “lunedì 14 maggio

  1. sr Rita

    Pare assurdo che noi siamo capaci di convertirci al bene….e subito dopo….torniamo al male da cui ci eravamo convertiti. La nostra infedeltà fa da contrasto con la fedeltà di Dio che parla, promette, castiga ma ala fine offre sempre una possibilità per entrare nella salvezza.
    Prego volentieri per il Vescovo, sperando che non ci siano motivi di grave preoccupazione per lui.

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  2. . Elena

    “Proclamando ciascuno la libertà del suo fratello”. Se io sono libera e ho un fratello, anche lui deve essere libero… Vedo in questo passo della Parola, una grande giustizia sociale, l’uguaglianza di ogni uomo e donna davanti al Signore. Dacci la forza di rimanere tenaci sulle decisioni assunte e sui patti stipulati con Te e con gli uomini, perché a volte siamo proprio come quei segnavento sui tetti delle case. Giriamo e giriamo spinti dal vento più forte, da quello che più ci piace e questo ci confonde e ci fa perdere la via.
    Preghiamo per il nostro vescovo.

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  3. srAlida

    Crisi e fallimenti possono essere occasione di riflessione ….di più convinto ritorno Aiutaci Signore a vedere così le nostre vicende più sofferte .Mi unisco alla preghiera per il vescovo .

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