lunedì 28 marzo

di | 27 Marzo 2022

Gen 43,1-34

1 La carestia continuava a gravare sulla terra. 2Quand’ebbero finito di consumare il grano che avevano portato dall’Egitto, il padre disse loro: “Tornate là e acquistate per noi un po’ di viveri”. 3Ma Giuda gli disse: “Quell’uomo ci ha avvertito severamente: “Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro fratello!”. 4Se tu sei disposto a lasciar partire con noi nostro fratello, andremo laggiù e ti compreremo dei viveri. 5Ma se tu non lo lasci partire, non ci andremo, perché quell’uomo ci ha detto: “Non verrete alla mia presenza, se non avrete con voi il vostro fratello!””. 6Israele disse: “Perché mi avete fatto questo male: far sapere a quell’uomo che avevate ancora un fratello?”. 7Risposero: “Quell’uomo ci ha interrogati con insistenza intorno a noi e alla nostra parentela: “È ancora vivo vostro padre? Avete qualche altro fratello?”. E noi abbiamo risposto secondo queste domande. Come avremmo potuto sapere che egli avrebbe detto: “Conducete qui vostro fratello”?”.
8Giuda disse a Israele suo padre: “Lascia venire il giovane con me; prepariamoci a partire per sopravvivere e non morire, noi, tu e i nostri bambini. 9Io mi rendo garante di lui: dalle mie mani lo reclamerai. Se non te lo ricondurrò, se non te lo riporterò, io sarò colpevole contro di te per tutta la vita. 10Se non avessimo indugiato, ora saremmo già di ritorno per la seconda volta”. 11Israele, loro padre, rispose: “Se è così, fate pure: mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti della terra e portateli in dono a quell’uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, resina e làudano, pistacchi e mandorle. 12Prendete con voi il doppio del denaro, così porterete indietro il denaro che è stato rimesso nella bocca dei vostri sacchi: forse si tratta di un errore. 13Prendete anche vostro fratello, partite e tornate da quell’uomo. 14Dio l’Onnipotente vi faccia trovare misericordia presso quell’uomo, così che vi rilasci sia l’altro fratello sia Beniamino. Quanto a me, una volta che non avrò più i miei figli, non li avrò più!”. 15Gli uomini presero dunque questo dono e il doppio del denaro e anche Beniamino, si avviarono, scesero in Egitto e si presentarono a Giuseppe. 16Quando Giuseppe vide Beniamino con loro, disse al suo maggiordomo: “Conduci questi uomini in casa, macella quello che occorre e apparecchia, perché questi uomini mangeranno con me a mezzogiorno”. 17 Quell’uomo fece come Giuseppe aveva ordinato e introdusse quegli uomini nella casa di Giuseppe. 18Ma essi si spaventarono, perché venivano condotti in casa di Giuseppe, e si dissero: “A causa del denaro, rimesso l’altra volta nei nostri sacchi, ci conducono là: per assalirci, piombarci addosso e prenderci come schiavi con i nostri asini”. 19Allora si avvicinarono al maggiordomo della casa di Giuseppe e parlarono con lui all’ingresso della casa; 20dissero: “Perdona, mio signore, noi siamo venuti già un’altra volta per comprare viveri. 21Quando fummo arrivati a un luogo per passarvi la notte, aprimmo i sacchi ed ecco, il denaro di ciascuno si trovava alla bocca del suo sacco: proprio il nostro denaro con il suo peso esatto. Noi ora l’abbiamo portato indietro 22e, per acquistare i viveri, abbiamo portato con noi altro denaro. Non sappiamo chi abbia messo nei sacchi il nostro denaro!”. 23Ma quegli disse: “State in pace, non temete! Il vostro Dio e il Dio dei vostri padri vi ha messo un tesoro nei sacchi; il vostro denaro lo avevo ricevuto io”. E condusse loro Simeone. 24Quell’uomo fece entrare gli uomini nella casa di Giuseppe, diede loro dell’acqua, perché si lavassero i piedi e diede il foraggio ai loro asini. 25Essi prepararono il dono nell’attesa che Giuseppe arrivasse a mezzogiorno, perché avevano saputo che avrebbero preso cibo in quel luogo. 26Quando Giuseppe arrivò a casa, gli presentarono il dono che avevano con sé, e si prostrarono davanti a lui con la faccia a terra. 27Egli domandò loro come stavano e disse: “Sta bene il vostro vecchio padre di cui mi avete parlato? Vive ancora?”. 28Risposero: “Il tuo servo, nostro padre, sta bene, è ancora vivo” e si inginocchiarono prostrandosi. 29Egli alzò gli occhi e guardò Beniamino, il suo fratello, figlio della stessa madre, e disse: “È questo il vostro fratello più giovane, di cui mi avete parlato?” e aggiunse: “Dio ti conceda grazia, figlio mio!”. 30Giuseppe si affrettò a uscire, perché si era commosso nell’intimo alla presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella sua camera e pianse. 31Poi si lavò la faccia, uscì e, facendosi forza, ordinò: “Servite il pasto”. 32Fu servito per lui a parte, per loro a parte e per i commensali egiziani a parte, perché gli Egiziani non possono prender cibo con gli Ebrei: ciò sarebbe per loro un abominio. 33Presero posto davanti a lui dal primogenito al più giovane, ciascuno in ordine di età, e si guardavano con meraviglia l’un l’altro. 34Egli fece portare loro porzioni prese dalla propria mensa, ma la porzione di Beniamino era cinque volte più abbondante di quella di tutti gli altri. E con lui bevvero fino all’allegria.

Commento

Voglio soffermarmi su un particolare. Giuseppe in tutto il racconto piange per 7 volte. qui lo troviamo che piange quando vede il fratello Beniamino, quello che era nato dalla stessa madre di Giuseppe, Rachele, quella che era morta dopo il parto. Beniamino era stato portato in Egitto su ordine di Giuseppe, i fratelli erano poi ritornati prendere ancora del grano perché la carestia non finiva. Giacobbe il padre non era preoccupato del cibo, ma della paura di perdere ancora un altro figlio. Giuseppe, come vi dicevo, piange quando è di fronte a Beniamino, dopo aver preparato un pasto per i fratelli; (è un segno di enorme comunione, che nonostante le leggi che prescrivono che gli egiziani non mangino con gli ebrei, in realtà, sarà vissuto in profondo intimità, perché Giuseppe prenderà del suo cibo per darlo ai fratelli. Giuseppe è da solo, perché è egiziano e non mangia però insieme agli egiziani, ed è separato dai fratelli che mangiano tra di loro, non insieme a Giuseppe, non insieme agli egiziani. Giuseppe prenderà del suo cibo e farà l’esatto contrario di quello che hanno fatto i fratelli quando i fratelli hanno negato a Giuseppe il cibo. Qui, invece, Giuseppe prenderà il cibo e lo darà ai fratelli. E poi, quella stessa porzione che ha dato ai fratelli la moltiplicherà per cinque e la darà al fratello Beniamino. Io credo che Giuseppe  ha diritto di piangere per tutto il dolore che prova. Fa bene piangere quando si è nel dolore.

Preghiamo

Preghiamo per tutti i genitori

Un pensiero su “lunedì 28 marzo

  1. sr Alida

    Giuseppe insegna al nostro vivere, la riconciliazione e la fraternità… Prego con voi per tutti i genitori, per tutte le famiglie, e sempre perché il Signore doni pace…

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