lunedì 17 ottobre

di | 16 Ottobre 2016

home2siracide 29,14-28

4L’uomo buono garantisce per il prossimo,
ma chi ha perduto ogni vergogna lo abbandona.
15Non dimenticare il favore di chi si è fatto garante,
poiché egli si è impegnato per te.
16Il vizioso dilapida i beni del suo garante
17e l’ingrato di cuore abbandona chi l’ha salvato.
18La cauzione ha rovinato molta gente onesta,
li ha sballottati come onda del mare.
Ha mandato in esilio uomini potenti,
li ha costretti a vagare fra genti straniere.
19Un peccatore si precipita verso la garanzia,
va dietro ai guadagni e finisce in tribunale.
20Aiuta il tuo prossimo secondo la tua possibilità
e bada a te stesso per non rovinarti.

21Le prime necessità della vita sono acqua, pane e vestito,
e una casa che protegga l’intimità.
22Meglio vivere da povero sotto un riparo di tavole,
che godere di cibi sontuosi in casa d’altri.
23Sii contento del poco come del molto,
e non ti sentirai rinfacciare di essere forestiero.
24Brutta vita andare di casa in casa,
non potrai aprire bocca dove sarai forestiero.
25Dovrai accogliere gli ospiti, versare vino senza un grazie,
e oltre a ciò ascolterai parole amare:
26«Vieni, forestiero, apparecchia la tavola,
se hai qualche cosa sotto mano, dammi da mangiare».
27«Vattene via, forestiero, c’è uno più importante di te,
mio fratello sarà mio ospite, ho bisogno della casa».
28Per un uomo che ha intelligenza sono dure queste cose:
il rimprovero di essere forestiero e l’insulto di un creditore.

Commento

Al tema dei prestiti e delle elemosine si aggiunge ora quello sulla sobrietà della vita e dell’accoglienza degli ospiti, degli stranieri. Sono due temi di un’attualità estrema. Vivere di quanto basta e l’attenzione alla accoglienza. Sono due sfide epocali. Sono due stili di vita, due modi di essere. E sono contrapposti alla suntuosità che genera benessere e consumo e alla chiusura che costruisce muri. So bene quanto è difficile provare a fare dei ragionamenti e a mettere in atto delle azioni che vanno nella direzione della sobrietà e dell’ accoglienza. Anche io ci penso molto, ma faccio sempre fatica a fare qualcosa di concreto. Ci provo. In genere sono due le motivazioni, o meglio gli alibi, per cui alla fine sono poco sobrio e poco accogliente. Il primo alibi è quello sulla sobrietà: tutto serve per la vita pastorale, l’importante è come usi le cose. Non è proprio così perché di fatto le cose poi si accumulano. Il ragionamento giusto è forse a che cosa posso rinunciare? Per quanto riguarda il tema dell’accoglienza le cose sono più complicate. L’alibi è vorrei: mettere in atto una accoglienza a misura d’uomo, dignitosa e quindi non posso accogliere tutti. In se questa affermazione è vera ma rischia di diventare: quindi non accolgo nessuno perché non ci sono le condizioni. Alla fine credo che valgono solo i gesti e le scelte che si attuano e che vanno in questa direzione, certo gesti misurati, attenti, capaci di fare le cose bene, ma comunque gesti. Il resto sono solo parole al vento.

Preghiamo

Preghiamo per tutti coloro in questo periodo stanno provando ad accogliere ogni genere di povertà.

3 pensieri su “lunedì 17 ottobre

  1. Pinuccia

    Grazie Signore, perché mi dai la possibilità di rinunciare a qualcosa: ho tanto di più rispetto al necessario. Grazie per le piccole e grandi esperienze di accoglienza che mi hai dato la possibilità di fare. Aiutami ad essere capace di gesti misurati ed attenti di accoglienza nonostante quelli che a me appaiono come fallimenti , senza nascondermi dietro qualsiasi alibi. Fa che riconosca ogni povertà e ogni povero che mi sta accanto.

    Rispondi
  2. Elena

    Temi grossi ed attualissimi, quelli trattati oggi. Sobrietà e accoglienza mi coinvolgono molto. Quando sono stata in viaggio fuori dell’Italia ho fatto i conti con entrambe le cose: cosa serve ad un essere umano per vivere e cosa significa essere straniera, essere accolta, o anche no, o essere considerata inesistente o persona sgradita. Credo che solo uscendo un poco dalle nostre vite sicure e protette si possano sentire sulla propria pelle alcune esperienze che cambiano la prospettiva e, di conseguenza la vita. Di fatto, possiedo troppe cose, di cui non necessito e che non desidero, ma che ancora riempiono casa e ingombrano il cuore. E di fatto, la mia casa è aperta, ma non come vorrei : custodisco gelosamente alcuni spazi e chiudo la porta e il cuore ancora molto spesso. Penso spesso a Gesù ed apostoli viandanti che vivono dell’ospitalità di qualcuno e vivono di assoluta sobrietà, non per questo sono infelici. Credo che sia saggio non dimenticare questi aspetti, facendo delle nostre vite e dei nostri cuori case di accoglienza ed essenzialità secondo le proprie possibilità e scegliendo stili di vita di condivisione. Non siamo Gesù, abbiamo modelli socioculturali che non facilitano, certo, ma abbiamo sempre una Parola su cui riflettere con senso di responsabilità ed umanità!
    Preghiamo per tutti coloro che necessitano di ascolto ed accoglienza e per coloro che vivono situazioni di nuova e vecchia povertà.

    Rispondi
  3. sr.Alida

    Oggi mi lascio accompagnare da queste risonanze:”Ama il tuo prossimo ,secondo le tue possibilità …sii contento del poco come del molto …senza un grazie …anche se ci fossero parole amare…vivere diquanto basta e attenzione all’accoglienza..”
    Sobrietà ,accoglienza :due STILI DI VITA ,due SFIDE ,due MODI DI ESSERE…A che cosa posso rinunciare di quanto accumulato ? Scegliere dei gesti anche piccoli ,che vadano in direzione di accoglienza e sobrietà …..Prego per ogni tipo di povertà e perchè possiamo accogliere senza scuse ….

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.