fango

di | 21 Aprile 2020

Ieri pioveva, meno male, ci serviva un po’ di acqua. Ho dovuto andare nell’orto per vedere una cosa e il risultato è che mi sono infangato tutto. Fin qui niente di strano, il problema è che sono entrato nel fango con i vestiti belli puliti e le scarpe non quelle dell’orto, ma quelle che uso tutti i giorni. Quindi risultato finale, tutto sporco, tutto da lavare… (grazie a chi mi aiuta nel lavaggio biancheria, le scarpe almeno quelle mi arrangio io) Siamo stati creati con il fango, con la terra e ci arrabbiamo se i figli ci portano  in casa il fango. Giusto, perché poi le pulizie non le fanno i figli di solito. Ma questa storia del fango è interessante. Possiamo infangare gli altri con le nostre parole. Ma sono più “fangose” le nostre parole, oppure l’altro che è infangato? Gandhi al contrario scriveva: “Prendi un sorriso, regalalo a chi non l’ha mai avuto. Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte. Scopri una sorgente, fa’ bagnare chi vive nel fango. (Mahatma Gandhi). Ma il fango mi ricorda la mia origine, sono fango, terra, humus, umile. Questo produce uno strano effetto su di noi. Ci ripieghiamo così tanto su noi stessi che pensiamo di essere nulla, fango, vuoti, incapaci.  Charles de Foucauld scriveva: “ Non ripiegatevi troppo su quel fango che siamo noi stessi.“ l’humus, umiltà è altra cosa dal ripiegamento su noi stessi.  Sentirci parte del fango della terra vuol dire sentirci parte dell’universo, del creato, ci sono immerso fino in fondo, fino al fango. E questo mi dovrebbe aiutare a cercare armonia con la terra, perché ne sono parte. E poi c’è un fango terribile, ce lo descrive così Primo Levi: “ Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un sì o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, La malattia vi impedisca, I vostri nati torcano il viso da voi.“ eravamo nel fango di Auschwitz.  Oggi la terra ha conosciuto un’altra forma di  fango ed è stata devastata in altro modo, diventa allora essenziale riscoprire l’armonia con il creato.


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