domenica 26 novembre

di | 25 Novembre 2017

fiori solennità di Cristo re dell’universo- Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Commento

Siamo alla conclusione dell’anno liturgico, da domenica prossima siamo in avvento. Il Vangelo dipinge una scena potente, drammatica che noi siamo soliti chiamare il giudizio universale. Ma che sarebbe più esatto definire invece la rivelazione della verità ultima, sull’uomo e sulla vita. Che cosa resta della nostra persona quando non rimane più niente? Resta l’amore, dato e ricevuto. Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere: e tu mi hai aiutato. Sei passi di un percorso, dove la sostanza della vita ha nome amore, forma dell’uomo, forma di Dio, forma del vivere. Sei passi per incamminarci verso il Regno, la terra come Dio la sogna. E per intuire tratti nuovi del volto di Dio, così belli da incantarmi ogni volta di nuovo. La cosa che mi stupisce di questa pagina, non sono le parole di Gesù, ma i comportamenti dei credenti. Quante parole al vento sulla testimonianza crsitiana! Quando qui è tutto lineare. Questa è la pagina della testimonianza della vita del credente. Basta provare a fare queste cose, questi gesti.  Addirittura Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e gli uomini da arrivare fino a identificarsi con loro: l’avete fatto a me. Il povero è come Dio! Corpo di Dio, carne di Dio sono i piccoli. Quando tocchi un povero è Lui che tocchi. La testimonianza è il bene fatto, la contro testimonianza è il bene non fatto. Non basta stare a guardare e non fare niente di male. Perché si fa del male anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra. Non impegnarsi per il bene comune, restando a guardare, è già farsi complici del male comune, della corruzione, delle mafie. Ciò che accade nell’ultimo giorno mostra che la vera alternativa non è tra chi frequenta le chiese e chi non ci va, ma tra chi si ferma accanto all’uomo bastonato e a terra, e chi invece tira dritto; tra chi spezza il pane e chi si gira dall’altra parte, e passa oltre.

Preghiamo

Preghiamo per Jacopo

3 pensieri su “domenica 26 novembre

  1. sr Rita

    Buona festa di Cristo re, un Signore che si sottomette al padre e che in questa sottomissione ci salva. La nostra sottomissione alla vita, obbedendo alle varie parole che Dio ci consegna, sia anche per noi via di salvezza e di libertà.

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  2. sr.Alida

    Ciò che resta,è solo l’amore…ricevuro e donato,il povero è come Dio,per cui quando tocco il povero tocco Dio…mi unisco alle intenzioni di ciascuno e prego

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  3. . Elena

    L’essenza della nostra vita in queste poche, semplici parole. Scegliamo noi chi e cosa vogliamo essere e da che parte stare, quali occhi usare e quali porte del cuore aprire. Ci sia dato di farlo, secondo le tue parole, Gesù.

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