lunedì 27 novembre

di | 26 Novembre 2017

lettera ai romani Rm 6,15-23                                               

15Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! 16Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia? 17Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. 18Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia. 19Parlo un linguaggio umano a causa della vostra debolezza. Come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, per l’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione. 20Quando infatti eravate schiavi del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. 21Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Il loro traguardo infatti è la morte. 22Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna. 23Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Commento

Il capitolo 6 si conclude con un accenno alla libertà. Troviamo infatti  questa affermazione: “Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia”. Paolo aggiunge: “Parlo un linguaggio umano a causa della vostra debolezza”. D’altra parte Paolo ribadisce il concetto con un’espressione talmente forte “Come infatti avete messo le vostre membra “schiave” dell’impurità e dell’iniquità per l’iniquità, così ora mette le vostre membra “schiave” della giustizia per la santificazione”.  Sotto tutto questo sta un problema, di cui lo stesso Paolo è ben consapevole! Se siamo stati liberati, lo siamo per entrare in un’altra schiavitù? C’è una comprensibile  paura quando si parla di schiavitù, nella nostra tradizione di pensiero, che giustamente vuole “difendere” il bene supremo della libertà personale, ma che alla fine rischia di dimenticare che il bene supremo è…il bene dell’amore. Certamente siamo stati liberati. Ma siamo liberi non per restare come sospesi nella custodia gelosa di tale libertà, ma per essere liberi di entrare nel mistero dell’Amore, per dedicare all’Amore tutta la nostra vita. Per trovare nella dedizione d’amore il senso profondo della nostra esistenza. Quindi non una difesa assoluta della libertà come libero arbitrio, ma come libertà di accogliere il dono di amore di Dio, di sceglierlo, per poi a nostra volta, nella assoluta libertà, ridonarlo ad altri. Ma questa non è schiavitù, ma responsabilità.

Preghiamo

Preghiamo per Alex

3 pensieri su “lunedì 27 novembre

  1. Sr rita

    Liberati dal peccato e fatti servi di Dio…. oggi festa di Cristo Re possiamo comprendere cosa significa essere liberi servi….poiché Gesù regna servendo nell’amore. Prego per Samuel che oggi ha ricevuto la Cresima ed io gli ho fatto da madrina. Samuel é Un puro di cuore….anche se limitato. Penso che lo Spirito Santo si trovi bene nel suo cuore.

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  2. sr.Alida

    Accogliere il dono di Dio,che ci rende figli liberi ….che possiamo ogni giorno scoprire accogliere questo dono.mi unisco alla preghiera per Ales,e per le nostre intenzioni.

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  3. . Elena

    La libertà forse consiste nella conoscenza e nella scelta responsabile. Schiavitù tutto ciò che ci vincola intossicandoci e appesantendo le nostre vite, senza farci mai essere contenti. Possiamo essere schiavi di molte cose, dentro e fuori noi stessi. Chiediamo i doni dell’ascolto profondo e del discernimento, per poter vivere una vita libera dentro alle scelte di senso e di appartenenza indicateci dal Vangelo, dal bene che viene da Dio. Preghiamo per tutti noi e per ciò che custodiamo nei nostri cuori.

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