Domenica 21 giugno

di | 20 Giugno 2015

 home212 Domenica del tempo Ordinario – Dal vangelo di Marco

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Commento

Dove sei Dio quando sono nella tempesta della mia vita? Sembra sempre che te ne stai a dormire addirittura sul cuscino, insomma bel comodo. Non te ne importa di noi? Sembra che nel momento della tempesta, del buio della vita, gli uomini vanno alla ricerca dei miracoli di Gesù e non della fede in lui. Eppure non c’è sentimento più difficile della paura, e tale sentimento addirittura può diventare grido a Dio. diciamolo senza paura: il grido di paura rivolto a Dio diventa preghiera, quel non ti importa diventa preghiera, è una preghiera. La scrittura sacra è piena di questi gridi di aiuto. Salvami Signore, quante volte i salmi contengono questa invocazione. Eppure Dio è presente, ma a modo suo; vuole salvarmi, ma lo fa’ chiedendomi di mettere in campo tutte le mie capacità, tutta la forza del cuore e dell’intelligenza. Non interviene al posto mio, ma insieme a me; non mi esenta dalla traversata, ma mi accompagna nell’oscurità. Non mi custodisce dalla paura, ma nella paura. L’intera nostra esistenza può essere descritta come una traversata pericolosa, un passare all’altra riva, quella della vita adulta, responsabile, buona. Una traversata è iniziare un matrimonio; una traversata è vivere la propria vocazione sacerdotale, una traversata è accogliere poveri e stranieri. C’è tanta paura lungo la traversata, paura anche legittima. Ma le barche non sono state costruite per restare ormeggiate al sicuro nei porti. Vorrei che il Signore gridasse subito all’uragano della mia vita:  Taci; e alle onde: Calmatevi; e alla mia angoscia ripetesse: è finita.  Perché di una cosa sono certo in questa mia lotta contro la paura: Dio ogni giorni mi ripete: mi importa di te.

Preghiamo

Oggi l’expo ha fatto registrare un record del mondo: La pizza più lunga mai preparata, io vorrei che tale manifestazione mettesse a segno un altro record ben più importante: quello di vincere la fame del mondo.

 

3 pensieri su “Domenica 21 giugno

  1. Elena

    Credo che tutti provino e sperimentino la paura. E penso anche che la paura debba essere attraversata, non ci si scappa,ci si passa attraverso. Talvolta per superarla, tal volta per esserne vinti.
    Credo e sperimento anche che Gesù ci insegni come affrontarla: con la fede. Sembra facile e non lo è. Ma, mentre la paura blocca e congela i miei passi, la fede mi permette di guardare oltre, di vedere ciò che è invisibile, di dare un senso anche alla tempesta che mi terrorizza. Insomma, la fede produce un movimento in avanti e se sulla barca, o dall’altra parte del mare in tempesta c’è Lui ad aspettarmi, o a darmi la mano, in molti modi come solo Lui sa fare, ecco che anche la paura si placa e so di poterla affrontare. Non sono più sola….
    Grazie perchè ci sei, Signore!
    Vorrei ricordare, dopo la giornata dei migranti, tutte le paure di chi viaggia ed attraversa le tempeste. Vorrei pregare per le tante mani pronte ad accogliere chi, povero e disperato deve affrontare tempeste su tempeste, anche sulla terraferma!
    Una buona domenica a tutti!
    Elena

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  2. suor Rita

    ” E lo presero nella barca, così com’era”. Come ha detto bene Don Sandro. le nostre paure ci paralizzano e ci fanno gridare-invocare con disperazione. Ci fanno aspettare un Dio che risolva immediatamente le nostre situazioni. Qui, nel brano si dice che i discepoli presero nella barca – nella loro vita – Gesù, così com’era. E com’era Gesù in quel momento? Tranquillo, sereno, addormentato, apparentemente lontano dalla loro paura. Forse sta proprio qui la soluzione: accogliere, prendere con sé, mettere dentro nella nostra vita Gesù, Dio per quello che è, non per quello che vorremmo. Il Signore sa di cosa abbiamo bisogno. conosce le nostre paure, ha la capacità di far tacere i venti, di restituirci la calma. Si tratta di fidarci di questo Signore – Deus todo poderoso no amor -come si dice da noi. Ieri ho avuto la gioia di fare un rapidissimo saluto a Don Roberto: che il Signore lo abbracci ogni giorno con lieve, intensa tenerezza anche a nome nostro.

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  3. Anonimo

    Il sonno di Dio.
    Quante volte mi son chiesto dove fosse Dio o se stesse dormendo o se fosse completamente assente dalla mia vita, da questo mondo.
    Dov’era Dio (tanto per non andare troppo lontano) durante i massacri in Ruanda, a Srebrenica,
    durante le ultime guerre mondiali, o durante le deportazioni ad Auschwitz o nei gulag?
    Che fa Dio davanti al dolore innocente? dorme?
    E’ l’irrisolto (e irrisolvibile) problema del male, della sofferenza e della morte, soprattutto se innocente.
    Gesù dorme. Accanto a noi: tra le persone trucidate, tra i deportati, tra i profughi, tra gli schiavi. Come noi ha sofferto, ha pianto, ha implorato, ha urlato.
    E anche ora, non solo ci è accanto, ma è anche dentro di noi.
    E’ impensabile, inammissibile, inconcepibile: ma Dio ha sofferto e soffre. Con noi.
    Sarò un po’ eretico, ma mi piace pensare che anche Padre e Spirito abbiano sofferto la croce di Gesù.
    Buona domenica e buona settimana.

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