disastro

di | 28 Maggio 2024

Intanto che si lavora nell’orto nascono dialoghi surreali, strani. Ne riporto uno su cui poi vorrei fare una mia riflessione. Nasce così il dialogo. Alessandro un nostro ragazzo dice, dopo aver strappato invece di erbacce, fiori (che poi non ci interessa molto, ci interessa che piano piano impari a distinguere erbacce da fiori) “sono un disastro” e poi mi guarda mentre tolgo erbacce tra i fiori e mi dice “ma tu sei un disastro?” volevo rispondere subito di no, portando come motivazione il fatto che io distinguo le erbacce dai fiori, ma alla fine mi fermo e dico “anche io sono un disastro” e Alessandro si mette a ridere e conclude con le sue massime filosofiche: “allora io e te insieme siamo un grande disastro” ecco il dialogo surreale nato tra me e Alessandro nell’orto. E così mi soffermo un attimo sulla questione: allora io e te insieme siamo un grande disastro. È vero il mondo di questi tempi è pieno di grandi disastri ed anche io con il mio comportamento sto contribuendo a creare grandi disastri. So distinguere (quasi sempre) erbacce da fiori, ma non so accogliere la sensibilità del cuore umano che cerca e che soffre. In questa operazione del disastro in genere cerchiamo un capro espiatorio. È colpa di … comunque non è mai colpa mia. Il capro espiatorio, durante una festa tra gli ebrei, la festa di jom kippur, la festa dell’espiazione, veniva caricato di tutti i mali della città e spedito nel deserto a morire così che tutti i mali potessero scomparire. In generale l’idea di fondo è che se c’è un disastro è responsabilità, o peggio ancora, colpa di uno che in qualche modo paga per tutti. È colpa di hamas o di Israele, del marito o della moglie, del professore o dello studente e via dicendo. Insomma, il disastro sta sempre fuori di me e se arriva a me è perché qualcuno me l’ha buttato addosso. Quella frase di Alessandro mi ha come inchiodato ad una altra questione: io e te insieme siamo un grande disastro. Da solo sono un piccolo disastro, insieme un grande disastro. Non posso buttare sempre addosso la responsabilità all’altro, insieme siamo un disastro. Adesso però vorrei dire al mio amico Alessandro: insieme non siamo solo un grande disastro, ma anche una grande possibilità, una grande opportunità.

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