cura

di | 8 Maggio 2024

Insisto a scrivere su don Roberto perché siamo vicini all’anniversario dei 5 anni in cui ci ha lasciato e allora scrivere anche solo due semplici righe di ricordo mi aiuta in questo tempo strano per me. Oggi vado a ripescare un fatto che con me si ripeteva di frequente, causa la mia incapacità di esserci nelle vicende della casa e della cura della sua persona. Perché ritengo che perdono, mansuetudine, dono sommesso e tutto quanto ho scritto di questi tempi va riassunto in una parola che don Roberto esplicitava di frequente e che per lui era come un comandamento. Il fatto in questione è questo. io affermavo in maniera solenne: questa sera ore 22,30 io ci sono e puntuale. Oppure, arrivo alle 19,00 puntuale per la cena. Ed erano dichiarazioni solenni, forti, da uno che la sapeva lunga delle questioni della vita. lui mi guardava e poi diceva: speriamo. E così succedeva che le 22.00 diventavano le 22,15 e oltre e così lui ritardava il momento per essere messo a letto. E le 19 della cena a volte erano le 19, 15 e oltre. Insomma, la mia solenne decisione di essere puntuale naufragava quasi sempre. Don Roberto, tranne in poche occasioni, non si scomponeva mai e mi ripeteva queste parole: la conosci la storia del piccolo principe, e del suo incontro con la volpe? E io: ma certo e lui, e allora cerca di fare come il piccolo principe. Ed eccole le parole in questione tratte dal libro il piccolo principe che parlano dell’incontro tra la volpe e il piccolo principe: Il piccolo principe ritornò l’indomani. ” Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. ” Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”. A che ora preparo il mio cuore se non so mai a che ora arrivi e alla fine mi agito perché non arrivi puntuale. La parola che dice tale questione, e che riassume tutto il resto è semplice: cura, mi prendo cura. Don Roberto mi ha insegnato che il perdermi cura dell’altro non è facoltativo, ma è un rito, una presenza, è presenza che sai quando arriva e non indeterminatezza di tempi e poi anche di modi.  Ne parleremo ancora..  certo don Roberto mi ha fatto diventare grande.

2 pensieri su “cura

  1. Valerio

    Grazie sempre Don Sandro per le tue parole. In particolare quando ricordi don Roberto il mio cuore si emoziona e si commuove .

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  2. Sr Bertilla Valtulina

    Grazie. Ricordare don Roberto é sempre una gioia, ma soprattutto un richiamo a vivere la proprio realta’ esestenziale in pienezza, in omaggio alla volonta’ di Dio e con tanto Amore.

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