chiesa

di | 20 Settembre 2020

È domenica e mi viene in mente la chiesa. Il luogo comune che in tanti mi rimandano sulla domenica e sui preti è che lavoriamo solo la domenica. Niente di più vero cari amici, perché in questo giorno noi siamo chiamati al lavoro più grande: raccogliere la comunità cristiana attorno al pane della parole e dell’eucarestia, siamo chiamati non a raccogliere la nostra comunità cristiana, ma a fare chiesa insieme con la nostra gente, dentro la chiesa edificio, fuori la chiesa che si chiama paese. Qualcuno mi dice: facile per te che non hai parrocchia dire queste cose e allora io dico che per me è lavoro doppio, non come fatica, ma come appartenenza. In quel poco che faccio a Berbenno, Selino e Blello per me è una bella domanda quella sul come fare chiesa insieme. La risposta in questo caso è facile e viene dalla gente di quelle parrocchie: vieni a vivere qui…. Troppo facile risolvere così il problema. Vedete di quanti luoghi comuni ci nutriamo e non prendiamo in mano invece quell’unico nutrimento che è la Parola! Comunque oggi voglio pregare per la chiesa. Don Milani nel 1958 scrive: “ non mi ribellerò mai alla chiesa perché ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati, e non saprei da chi altro andare a cercarlo quando avessi lasciato la chiesa.” Si amo questa chiesa e prego per lei e quindi prego anche per me che sono parte di questa comunità. Caro Gesù ti chiedo di donare alla chiesa l’unica grazie che le serve: l’arte di amare l’uomo, tutti gli uomini, l’arte di aprire le porte, di cercare l’uomo là dove soffre. La grazia di insegnare con la vita, come ha fatto don Roberto Malgesini in quel di Como questa settimana. Caro Gesù ti chiedo di non regalare mai alla chiesa la perfezione delle azioni, ma la coscienza di essere fragile barchetta. Non regalare mai alla tua chiesa la parola chiara e dogmatica perché l’unica parola dogmatica che la chiesa deve conoscere e praticare è la parola amore. Non regalare mai alla chiesa la perfezione dei programmi pastorali con obiettivi, modi, verifiche e via dicendo, ma regala alla chiesa l’unico programma che le serve: un cuore aperto e ascoltante, che crea relazioni buone. Non regalare mai alla chiesa la giustizia della rivendicazione, ma la giustizia che guarda il povero e grida al mondo che i poveri non sono scarti. Quando ero giovane prete, presuntuoso di sapere tutto su come far funzionare la chiesa, pensavo di saperne di più del vescovo, del papa e forse anche del Signore e mi domandavo perché non potevo occupare un posto importante nell’organigramma della chiesa di Bergamo, sicuramente avrei fatto meglio di altri. Chiesi ad prete anziano come servire al meglio la chiesa, mi rispose più o meno così: non pensare subito al meglio, se vuoi servire la chiesa e amare Dio devi fermarti in un posto e occuparti di chi li vi abita, soprattutto dei poveri e dei malati. Qualche mese dopo Dio mi concesse la grazia, dopo le bellissima esperienza di Presezzo, di finire parroco a San Gallo e San Pietro, piccole parrocchie. Misi da parte tutte le mie pretese di saperla lunga sul come guidare la chiesa e cominciai a voler bene a quella piccola porzione di chiesa che mi era stata affidata. Ci vollero anni per imparare l’rte di stare con la gente, ma oggi posso dire che quel prete anzino aveva ragione: ho trovato il mio piccolo posto tra ragazzi, poveri, volontari, un po’ di vita parrocchiale e mi sento di amare immensamente la chiesa. E ve lo garantisco che  mi basta!

Un pensiero su “chiesa

  1. Giuliana e Enzo

    Grazie, mi hai chiarito molto rispetto al vero ruolo dei sacerdoti. Complimenti per il tuo percorso come sacerdote.

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