umiltà

di | 24 Aprile 2020
van gogh

E così ci sono arrivato. E’ un po’ che mi girava per la testa questa parola. E ieri mentre seminavo mi sono detto è arrivato il momento giusto. Ma so anche che è la parola più difficile da commentare, perché per parlare di umiltà bisogna essere umili, ed io di umiltà ne coltivo gran poca. Comunque quello stare in mezzo alla terra con chi lavora con me mi aiuta un sacco a riflettere. E così mi lancio in questa affascinante ma pericolosa parola umiltà. Don Roberto più volte tornava sul tema dell’umiltà e le sue parole mi aiutano a fermare una prima riflessione su questa parola. Diceva, l’umiltà non è dire che l’altro è sempre bravo, che io non fare niente, che è sempre l’altro che ha fatto le cose bene, che i meriti sono dell’altro. Questa, diceva, don Roberto non è umiltà vera, è umiltà un po’ meschina. E io sono pienamente d’accordo. Io voglio essere riconosciuto come uno che sa fare delle cose buone. Ma qui viene la seconda parte della spiegazione che don Roberto dava dell’umiltà. L’umiltà è riconoscere che ciascuno di noi sa fare delle cose e che va riconosciuto per quello che sa fare, ma l’umiltà è riconoscere che io posso fare delle cose buone insieme agli altri, mai da solo e quindi dico grazie a chi mi aiuta a realizzare quello che provo a fare io. Da solo è orgoglio, insieme e nella gratitudine reciproca è umiltà. Posso fare qualcosa con le mie api, ma faccio di più e meglio se faccio con gli altri e ringrazio chi lavora con me. Questo è quello che mi diceva don Roberto e sono d’accordo con lui. Ma provo ad andare oltre. Nella regola della comunità di Bosè c’è scritto “Fratello, sorella, tu ormai non sei più solo! Tu devi contare in tutto sui tuoi fratelli. Ama questa comunità, e con essa e attraverso di essa tutti gli uomini. Ama tutte le creature, per esse loda Dio, e da esse cerca di trarre purificazione, lezione e consolazione. Tu sei stato chiamato ad essere un segno di amore fraterno! Amare pienamente i luoghi, le persone, le storie che ogni giorno frequenti questa è la vera umiltà. e ancora nella regola di Bose trovo scritto: “Come cristiano, ogni giorno devi sforzarti di perdere la tua vita per il Signore, di rinnegare te stesso e metterti a seguirlo con attenzione e pazienza(RBo 6). E’ così che Luciano Manicardi oggi priore di Bose e mio amico di vecchia data, commenta queste parole: “Sforzarsi, perdere la vita, rinnegare se stesso: tutte operazioni che trovano senso e diventano non solo comprensibili ma anzitutto accettabili e poi anche vivibili se esprimono la fede, la fede nel Signore, e poi se esprimono amore e libertà, se avvengono nello spazio dell’amore e della libertà. Solo se sono sorrette dall’amore per il Signore e per i fratelli e le sorelle e se manifestano la libertà personale, la decisione e la convinzione interiore della persona, allora esse sono praticabili e diventeranno anche feconde.

5 pensieri su “umiltà

  1. Anonimo

    Ogni mattina io e Enzo leggiamo le tue interessanti meditazioni e ci sentiamo con te don Roberto, Pilar, Bianca, Maria Teresa…… e tutti gli altri amici. GRAZIE

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  2. Tiziana

    Il rinnegare se stesso sia allora un farsi un poco da parte per lasciare spazio agli altri, collaborare, condividere.
    Per me non è così naturale però, ci devo lavorare e parecchio mi sa.
    Grazie per questa riflessione

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  3. sr rita

    Mi piace pensare l’umiltà abbinandola a verità. Io non sono né più né meno di quello che sono agli occhi di Dio. Il meno sarebbe ingiustizia verso ciò che Dio ha fatto, Il più sarebbe rimprovero a Dio per ciò che non ha fatto in me. Grazie Signore per quello che sono per tua grazia e amore.

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  4. sr Alida

    Grazie per questa meditazione sull’umiltà mi fa bene rifletterci un pò…Forse un aspetto è essere quello che si è davanti al Signore ne di più ,ne di meno e riconoscere che tutto è dono Suo ,gli altri ,la vita ,….

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