vicino

di | 27 Aprile 2020

Non ho particolari episodi da cui partire per parlare di questa parola. Solo che ieri ho parlato della distanza e allora viene spontaneo parlare di vicinanza. Anche questa parola, appena potremo muoverci, andrà reinterpretata in maniera nuova. Mi sto accorgendo che tutto il nostro agire lentamente dovrà essere rivisitato e rimodulato. Se non saremo in grado di fare questa operazione tutto diventerà più complesso oppure tutto tornerà come prima. La vicinanza dice una prossimità, è, al contrario della distanza, la posizione più breve tra me e una persona, una cosa. Quando si ama le distanze si annullano, anzi si fondono in un unico corpo. Ma non sempre la distanza è un valore aggiunto. Il mio vicino di casa che non sopporto, mia mamma che mi sta sempre addosso, quell’uomo geloso che sta sempre vicino alla sua amata per un attento controllo, quel Dio che vorremmo sempre sentire vicino….. l’immigrato troppo vicino, sì lo aiuto ma a casa sua. A proposito ma di questi tempi dove sono finiti? Non esiste più il problema migratorio?  La vicinanza ricorda il vicino e in latino il vicino è derivato da vicus, vicolo, rione, borgo. Il vicino è colui che è del tuo stesso borgo, del tuo vicolo. Ma non sempre il vicinato è sinonimo di amicizia e armonia. Vi è la vicinanza della coppia. Deve essere una vicinanza che dice l’unità, ma anche la distanza. Troppo vicini si soffoca, troppo lontani non ci si ama. Bellissimo al riguardo il testo di Gibran il profeta, ne cito solo un pezzo: “Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos’è matrimonio, maestro? E lui rispose dicendo: Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre. Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. E insieme nella silenziosa memoria di Dio. Ma vi sia spazio nella vostra unione. E tra voi danzino i venti dei cieli. Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore: Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime. Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa. … Le colonne del tempio si ergono distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.” Ma vi è un altro tema oggi fortemente legato alla parola vicino: il mondo è diventato vicino, le distanze si sono come annullate, nei viaggi, nella comunicazione, nell’economia e nel lavoro, negli studi. Si parla di globalizzazione, tutto è vicino, tutto è globale. Non entro nello specifico di questa parola. Dico solo che ormai è accertato che a livello economico questa globalizzazione ha creato un mondo spaccato in due: poveri e ricchi, un sistema ingiusto che produce enorme ricchezza, ma anche enorme povertà. Qui il vicino è il mondo intero. Ma c’è un vicino sazio e un vicino affamato. Scrive Sr Alessandra Smerilli esperta di economia di comunione, (che ritengo il volto e il modo sano di fare economia) “Proprio mentre mi accingevo a scrivere questo testo ho incontrato una donna che per 13 anni ha lavorato come badante senza tutele: ora è senza lavoro, senza possibilità di pensione, in cerca disperata di un’opportunità, e quindi pronta a rimanere invisibile pur di avere di che mangiare. Fino a quando ci saranno persone disposte a tutto pur di avvicinarsi alle briciole che cadono dalla tavola dei super ricchi o anche solo delle persone normali, l’economia non sarà riconciliata con le sue radici: oikos-nomos, gestione e custodia della casa, la propria e quella di tutti.” Vicino che amo, vicino  globale, certo una parola affascinante ma da maneggiare con cura.

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