venerdì 7 dicembre

di | 6 Dicembre 2018

giobbe - francesco bettiGb. 14,15-22

[15]Mi chiameresti e io risponderei,
l’opera delle tue mani tu brameresti.
[16]Mentre ora tu conti i miei passi
non spieresti più il mio peccato:
[17]in un sacchetto, chiuso, sarebbe il mio misfatto
e tu cancelleresti la mia colpa.
[18]Ohimè! come un monte finisce in una frana
e come una rupe si stacca dal suo posto,
[19]e le acque consumano le pietre,
le alluvioni portano via il terreno:
così tu annienti la speranza dell’uomo.
[20]Tu lo abbatti per sempre ed egli se ne va,
tu sfiguri il suo volto e lo scacci.
[21]Siano pure onorati i suoi figli, non lo sa;
siano disprezzati, lo ignora!
[22]Soltanto i suoi dolori egli sente
e piange sopra di sé.

Commento

Si conclude il primo ciclo di dialoghi di Giobbe con gli amici. Con il cap 15 parte il secondo ciclo. Vediamo di trarre una prima conclusione.  Vi è come una dichiarazione da parte di Giobbe di come tutto è fragile e incostante: come un monte finisce in una frana, dice Giobbe, oppure le acque consumano le pietre. Ma in questa fragilità non vi è la rovina dell’uomo, o del creato intero. Anzi Giobbe, che sta cercando Dio per entrare in dialogo con lui, o meglio, in contraddittorio con Dio stesso e  si fa voce del creato intero, delle sue fragilità, dei suoi drammi. Possiamo dire che Giobbe in questi capitoli si erge a difensore di tutti i sofferenti del mondo. Non accettando il principio di retribuzione, egli cerca nuove strade per spiegare il dolore umano. Non so se ho usato la parola giusta, spiegare. Forse non è uno spiegare dal punto di vista razionale, forse è più un desiderio di cercare, di aderire ad un Dio che può salvarlo dal soffrire e dalla solitudine.  Possiamo dire che sono fratelli di Giobbe quei (rari) poeti e artisti che, per vocazione e carisma, non hanno paura di spingere fino in fondo le loro domande sulla verità della vita, senza arrestarsi di fronte alla quasi invincibile tentazione di cercare e trovare consolazioni diverse dalla consolazione della verità.

Preghiamo

Preghiamo per Fausto

3 pensieri su “venerdì 7 dicembre

  1. . Elena

    Trovo in Giobbe una grande saggezza nel cercare in ogni piega, nello scrutare la vita e le sue fragilità in ogni anfratto e in ogni rilievo. È di una grande profondità. Forse chiunque, al suo posto, disperato dei disperati, avrebbe cercato risposte scontate, semplici. Ma la vita, ogni vita, non è mai semplice o scontata, così la verità che in essa si cela, la verità che si cela nelle relazioni, non è facilmente raggiungibile. Ti chiedo, Signore, profondità nello sguardo. Profondità che diventa intimità, prossimità, con me stessa, con le vite degli altri che spesso lasciamo scivolare via come acqua di fiume, con Te.
    Unisco alla preghiera per Fausto, un pensiero per Renato, per Lucia, per Franco.

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  2. srAlida

    Giobbe sembra farsi voce di ogni sofferenza,lui che ne ha fatto esperienza alla grande ,con le domande di fede e ricerca di speranza ,riconoscendo che siamo fragili, chiede luce per sè e per gli altri ….Per le intenzioni che ci stanno a cuore ,per Fausto,Renato ,Lucia e Franco unisco in preghiera .

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  3. sr Rita

    Domani nella nostra diocesi vengono ordinati 3 nuovi Sacerdoti. Un dono grande per questa chiesa così limitata di risorse, ma anche così in cammino per una vita cristiana vera. Affido Felipe, Thiago e Alberto alla preghiera di tutti.

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