venerdì 3 maggio

di | 2 Maggio 2019

Salmo 41

Titolo CANTO DELLA NOTTE OSCURA DELL’ANIMA LONTANA

In un silenzio assoluto lacerato dall’urlo della cerva assetata, che non si lamenta tanto per la sete quanto per il torrente secco, ansiosamente cercato e scoperto alla fine della corsa, senz’acqua: per questa sete, con questo anelito e lamento
per fortuna qualcuno crede ancora, qualcuno canta…

1 Al maestro del coro. Maskil. Dei figli di Core.
2 Come la cerva anela
ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela
a te, o Dio.

3 L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio?

4 Le lacrime sono il mio pane
giorno e notte,
mentre mi dicono sempre:
»Dov’è il tuo Dio?».

5 Questo io ricordo
e l’anima mia si strugge:
avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa.

6 Perché ti rattristi, anima mia,
perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

7 In me si rattrista l’anima mia;
perciò di te mi ricordo
dalla terra del Giordano e dell’Ermon,
dal monte Misar.

8 Un abisso chiama l’abisso
al fragore delle tue cascate;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.

9 Di giorno il Signore mi dona il suo amore
e di notte il suo canto è con me,
preghiera al Dio della mia vita.

10 Dirò a Dio: «Mia roccia!
Perché mi hai dimenticato?
Perché triste me ne vado,
oppresso dal nemico?».

11 Mi insultano i miei avversari
quando rompono le mie ossa,
mentre mi dicono sempre:
»Dov’è il tuo Dio?».

12 Perché ti rattristi, anima mia,
perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

Commento

Il salmo narra il dolore di un levita, un addetto al tempio di Gerusalemme che si sente escluso, emarginato dal tempio stesso di Gerusalemme e relegato a domicilio coatto in terra estranea, nell’alta Galilea, alle sorgenti del Giordano presso il monte Ermon e I’ignoto monte Misar. Pur circondato dalle chiare e fresche acque del fiume santo, egli ha sete di un’altra acqua, quella di Sion. Quella del tempio, quella di Dio. Egli è come la cerva che, giunta ad un torrente secco, lancia al cielo il suo lamento: la gola del salmista ha ‘sete del Dio vivente che in Sion si svela in tutto il suo splendore. La nostalgia della liturgia del Tempio è struggente, soprattutto ora che i nemici, i pagani, ironizzano sul giusto chiedendogli: «Ma dov’è mai il tuo Dio e Signore?». Indimenticabile è il soliloquio del poeta con la sua anima, quando dice Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio. Si tratta di un appello alla speranza perchè Dio non tacerà sino alla fine.

Preghiamo

Preghiamo per Carla

3 pensieri su “venerdì 3 maggio

  1. sr Alida

    Di giorno il Signore mi dona il suo amore….questo è un dono grande ,il dono più grande
    della vita la sua grazia vale più della vita…..Mentre scopriamo quale è la nostra sete mi unisco alla preghiera per Carla e per chi vari motivi sono in difficolta

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  2. sr rita

    Dirò a Dio: «Mia roccia!”. E questo darà forza e speranza nelle situazioni serie del vivere. Preghiamo perché ogni persona possa avere una roccia cui riferire il proprio dolore.

    Rispondi
  3. Elena

    Il desiderio di Dio come una sete, un bisogno assoluto da cui dipende la vita! È bello sapere di aver così tanto desiderio, bisogno e speranza di incontrarlo di nuovo…. È quello per cui viviamo, nella struggente nostalgia di Lui…
    Prego per chi non smette di credere che possa, un giorno, tornare a rifugiarsi in Te, Signore e trova in Te consolazione, riparo e forza per andare avanti.

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