VENERDÌ 20 NOVEMBRE

di | 19 Novembre 2020

Mc 14,66-72              

66 Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote 67 e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68 Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. 69 E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». 70 Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». 71 Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». 72 E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

Commento

Il testo del rinnegamento di Pietro e viene a riaffermare la solitudine di Gesù nel momento della passione,  nel momento in cui probabilmente aveva bisogno di vicinanza. Il testo ci dice anche che la condizione del discepolo è necessariamente frutto di una conversione.  Se ci domandiamo da dove nascano le negazioni di Pietro, penso dobbiamo pensare certamente al sentimento della paura. Ma forse non solo a questo. C’è forse anche una specie di “vergogna” della condizione del discepolo, così fortemente e inevitabilmente “isolata” rispetto a tutti e a tutto. Ci possiamo infatti domandare se Pietro corre un vero pericolo di essere associato alla sorte di Gesù, come egli stesso aveva affermato, e con lui tutti gli altri. Per questo, forse non ci troviamo qui solo davanti ad un episodio isolato, ma alla condizione propria del discepolo, e quindi alla perenne tentazione del cristiano di fronte al mondo. È forse la vergogna del discepolo dentro il mondo che mi impedisce di credere e di dichiarare il mio sì fino in fondo?

Preghiamo

Preghiamo per Alberto e la sua famiglia.

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