Venerdì 19 giugno

di | 18 Giugno 2015

home2Esodo 7,14-25          

14 Poi il Signore disse a Mosè: «Il cuore del faraone è irremovibile: si è rifiutato di lasciar partire il popolo. 15 Va’ dal faraone al mattino quando uscirà verso le acque. Tu starai davanti a lui sulla riva del Nilo, tenendo in mano il bastone che si è cambiato in serpente. 16 Gli riferirai: Il Signore, il Dio degli Ebrei, mi ha inviato a dirti: Lascia partire il mio popolo, perché possa servirmi nel deserto; ma tu finora non hai obbedito. 17 Dice il Signore: Da questo fatto saprai che io sono il Signore; ecco, con il bastone che ho in mano io batto un colpo sulle acque che sono nel Nilo: esse si muteranno in sangue. 18 I pesci che sono nel Nilo moriranno e il Nilo ne diventerà fetido, così che gli Egiziani non potranno più bere le acque del Nilo!». 19 Il Signore disse a Mosè: «Comanda ad Aronne: Prendi il tuo bastone e stendi la mano sulle acque degli Egiziani, sui loro fiumi, canali, stagni, e su tutte le loro raccolte di acqua; diventino sangue, e ci sia sangue in tutto il paese d’Egitto, perfino nei recipienti di legno e di pietra!».20 Mosè e Aronne eseguirono quanto aveva ordinato il Signore: Aronne alzò il bastone e percosse le acque che erano nel Nilo sotto gli occhi del faraone e dei suoi servi. Tutte le acque che erano nel Nilo si mutarono in sangue. 21 I pesci che erano nel Nilo morirono e il Nilo ne divenne fetido, così che gli Egiziani non poterono più berne le acque. Vi fu sangue in tutto il paese d’Egitto. 22 Ma i maghi dell’Egitto, con le loro magie, operarono la stessa cosa. Il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore. 23 Il faraone voltò le spalle e rientrò nella sua casa e non tenne conto neppure di questo fatto. 24 Tutti gli Egiziani scavarono allora nei dintorni del Nilo per attingervi acqua da bere, perché non potevano bere le acque del Nilo. 25 Sette giorni trascorsero dopo che il Signore aveva colpito il Nilo.

Commento

Noi chiamiamo queste prove che oggi iniziamo a leggere le  piaghe d’Egitto. Vorrei fare due piccole premesse. La religione ebrea e  quella cristiana ritengono la natura come elemento finito, creaturale, nelle mani del suo creatore. L’acqua non è divinità, il sole non è divinità, ma è segno del divino. Di conseguenza noi pensiamo alla creazione come ad una forza fragile, non onnipotente. Questo è importante perché le piaghe d’Egitto dimostrano l’altra faccia della medaglia della creazione : la sua fragilità, che si trasforma in paura per l’uomo. La seconda premessa riguarda l’agire di Mosè, Aronne e i maghi Egizi. La grande differenza tra Mosè e i maghi sta negli strumenti deboli (un bastone, che mi fa pensare allo strumento debole della croce) e alla fiducia nella parola del Signore e non nelle parole umane. Quindi non siamo nel campo della magia, ma dell’obbedienza della fede. Difficile invece è cercare di spiegare il senso di quello che succede: l’acqua del Nilo è segno di vita, l’acqua della creazione è la fonte della vita. Il sangue è al contrario, almeno qui, segno del morire. mi sembra che ancora una volta emerga come il tentativo di controllo della creazione, diventi fonte di morte e non acqua per la vita. Il libro della Genesi parla anche dell’obbligo di non spargere il sangue del fratello. In tutto questo, l’elemento di crisi è “il cuore” dell’uomo rappresentato dal cuore del faraone. Al centro, quindi non c’è la “natura”, ma appunto il cuore dell’uomo e quindi il suo rapporto con Dio. Se ci si può esprimere in termini rozzi e contemporanei, si può pensare che in questi testi emerga un’ “ecologia” che non divinizza la natura, e neppure assegna all’uomo un potere arbitrario su di essa, ma esprime una relazione tra l’uomo e la natura che sia regolato e orientato alla fondamentale relazione tra l’uomo e Dio.

Preghiamo

Stanno iniziando i cre nelle varie parrocchie. Preghiamo per tutti coloro che vivranno questa bellissima e impegnativa esperienza estiva.

 Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

3 pensieri su “Venerdì 19 giugno

  1. Luca

    Il cuore del faraone è irremovibile… Il cuore del faraone si ostinò e non diede loro ascolto..

    dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore!

    Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

    Anche questa volta il vangelo dà commento, compimento al brano dell’antico testamento: la tenebra, il cuore legato al tesoro che qui è il lavoro gratuito degli schiavi…qual’è il mio tesoro? Dov’è il mio cuore?

    In attesa di incontrarci tra 10 giorni, buona giornata a tutti!

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    1. elena

      La durezza del faraone contro il progetto di salvezza di Dio. Quante volte il nostro cuore è duro come quello del faraone? Quanto ci ostiniamo a contrastare il desiderio di essere innamorati del bene, della giustizia, del benessere, di ciò che è bello e vivifica per noi? Quanto duramente ci ostiniamo all’amore ch e cambia la vita?
      Quale paura si muove dietro a tanta ostinata durezza?
      Quale tenebra ci avvolge e nasconde affinché la luce più bella non traspasa?
      Una buona giornata di luce a ciascuno. Un sorriso, Elena

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  2. suor Rita

    ” Il cuore del FARAONE è IRREMOVIBILE”. Ma com’è il cuore di Dio? Mi sembra di assistere a una gara di ostinazione: da una parte un’ostinazione che chiude, che limita, che imprigiona,. Dall’altra un’ostinazione dettata dall’amore, dalla voglia di liberare il popolo dalla schiavitù. Gesù con la sua misericordia sarà la piena rivelazione dell’amore ostinato del Padre che vuole a tutti i costi – anche a costo del Figlio – salvare l’uomo. Davanti a questo amore ostinato possiamo ben rafforzare la nostra fiducia, la speranza in un mondo che sembra una catena di “piaghe d’Egitto”.

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