sogno

di | 7 Maggio 2020

I have a dream. Io ho un sogno. Così diceva M.Luther King in uno dei suoi discorsi più famosi. E poi quante volte il sogno è stato determinante nella storia dell’umanità.  Addirittura nell’antichità sogno e sonno avevano la stessa radice, nascevano tutte e due dalla stessa parola. Oggi le abbiamo distinte, separate, anche se sappiamo che il sonno genera sogni, però anche da sveglio l’uomo sogna!  W. Shakespeare scriveva “Accendi un sogno e lascialo bruciare in te.” E papa Giovanni 23° nel suo diario scrive “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro.” Anche la scrittura sacra è piena di sognatori. Il più grande di tutti è Giuseppe, detto appunto il sognatore. Dove per sognatore i fratelli intendevano uno stralunato, tanto è vero che lo vendono a dei mercanti. Per il faraone d’Egitto Giuseppe era il sognatore che sapeva dare risposte a tutti i suoi problemi. Ma i due sogni più intriganti  della scrittura sacra e dell’umanità sono quelli di Maria di Nazareth e del promesso sposo Giuseppe. Mi sono lasciato andare ai sogni anche io ieri. Ero lì seduto su un muretto a Rosciano, ho chiuso gli occhi e ho sognato. In questi giorni faccio fatica a sognare ad occhi aperti e quindi tengo gli occhi chiusi, fino a quando andrò simbolicamente a sbattere da qualche parte. Sognavo la piana di Rosciano ricca di frutti, di miele e di favi stillanti. Sognavo di poter dare un posto di lavoro a tutti i poveri. Sognavo di preparare un banchetto per tutti. Sognavo di donare e ricevere perdono a tutti coloro che ho fatto piangere. Sognavo di quella frase che avevo messo sulla mia immaginetta il giorno in cui avevo preso messa: lasciatevi riconciliare in Cristo. Sognavo una chiesa libera, povera, autentica e coraggiosa non di parole, ma di gesti. Quando mi sono svegliato da questo sogno ho visto due scene bellissime che mi hanno rincuorato e che mi hanno aiutato a sperare. La prima: un signore anziano che camminava lentamente con il suo nipotino. A distanza, ma con uno sguardo sereno del bambino e vigile del nonno. Non mi sembrava vero. Bambino e anziano di questi tempi. E poi due adolescenti che si dichiaravano tutto l’amore possibile con parole, gesti, corpi. E mi sono detto: ma allora è possibile ancora amare di questi tempi. Un vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera, cantava Guccini. E con il canto di Guccini nel cuore ho salutato il mio sogno e ho ripreso il mio cammino.

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