samuele

di | 18 Ottobre 2020

Siamo stati a raccogliere le mele in val di non e vorrei parlarvi di una mela biblica, che poi non è una mela, ma qualcosa di ben più impegnativo e drammatico. Ma devo ancora mettere insieme i pensieri. Quindi dedico tempo alla questione vocazione partendo da un testo di Samuele profeta. Forse è un testo conosciuto, ma provo a spiegarlo secondo questa prospettiva. Per Samuele la vocazione è chiamata, è voce che risuona nel profondo della sua coscienza. È come un invito a prendere in mano la sua vita. Essa può echeggiare nella notte, quando brilla solo una piccola lampada, come accade al giovane Samuele che sta dormendo nel santuario di Silo, retto dal sacerdote Eli. La storia di questo ragazzo era iniziata anni prima, attorno al 1050 a.C., ed è narrata nelle pagine iniziali del Primo Libro di Samuele. A me interessa la notte in cui è chiamato alla vita e in quella notte Samuele prende in mano la vita. Perché vi è un momento in cui bisogna prendere in mano la vita. in quella notte Samuele giovane ragazzo incontra come una voce che chiama il suo nome. Non capisce molto di quella voce. Egli non riesce a identificare la matrice di quella voce, anche perché – annota l’autore sacro – «in quei giorni la parola del Signore era rara», e Dio si rivelava distante da un popolo non certo sensibile alla fede e alle sue esigenze. Forse è rara anche oggi la parola del Signore. Alla 4 volta Samuele comprende che quella voce che squarcia la notte e che arriva nel profondo del suo cuore è una voce divina e Samuele diventa parola di Dio, è costituito profeta di Dio. La trama del racconto di questa vocazione è graduale, è una scoperta progressiva che comporta diverse tappe incomprese dal chiamato. Non è un taglio unico, netto e assoluto come abbiamo visto con Eliseo. È piuttosto una lezione che conduce, anche attraverso lentezze e fallimenti, dall’incomprensione all’intelligenza della meta a cui la chiamata conduce. Anche attraverso questo percorso di incertezze, di fallimenti e di ricominciamenti si può arrivare a comprendere che cosa siamo nella vita. io ci sono più o meno arrivato così. Attraverso i miei fallimenti ho messo insieme i pezzi della mia vita e anche per me c’è stata una voce che è come arrivata al fondo del mio cuore. Non una voce di uno che ha parlato. Ma una voce che dopo tante fatiche ha come suggerito al mio cuore il che cosa fare e il chi essere. L’ avventura in cui il giovane Samuele è coinvolto sarà enorme e grandiosa: Samuele, infatti, dovrà deporre re, spingere il popolo a battaglie, scontrarsi con il potere ed essere coscienza dell’intera nazione. Un sapiente biblico, il Siracide, quasi nove secoli dopo, gli dedicherà un ritratto glorioso «Prima dell’ora del suo sonno eterno Samuele attestò davanti al Signore e al suo Messia: “Né denari né sandali ho preso da nessuno” » un vero uomo di Dio. Una chiamata al cuore della notte, al cuore della vita ha messo in movimento un giovane, che diventerà grande profeta in Israele. Chiedo al Signore di cogliere anche per me quella voce notturna che arriva al mio cuore per essere un buon cristiano.

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