sabato 27 maggio

di | 26 Maggio 2017

 Matteo  23,1-7                                         

 1 Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli 2 dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 3 Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. 4 Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 6 si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, 7 dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.

Commento

Il capitolo 23 inizia con questa forte critica contro i farisei. Vi una fedeltà alla legge ma non alla carità, alla esteriorità ma non al cuore, al dire ma non al fare. Non è solo la critica contro i farisei, ma contro ogni forma di religiosità e di religione che non va al cuore della fede stessa, che manca la fiducia nella promessa di vita, perchè si sofferma all’essere ammirati. Ma la grande separazione è tra la parola che viene detta e un agire che non è conforme a questa parola. Se è vero che siamo chiamati a fare la volontà di Dio, qui si sta dicendo che il non fare secondo la parola è non fare la volontà di Dio. Quindi non è solo una separazione tra parola e azione, ma anche l’incapacità di fare la volontà del padre. I farisei che dicono e non fanno se ne stanno seduti sulla cattedra di Mosè senza capire che Mosè ha sempre cercato di obbedire al Signore. La vera autorità e autorevolezza non sta nella proclamazione del precetto, ma nel suo contatto e nella sua operosità nella storia. Nella storia del popolo come in quella di ciascuno dei suoi figli e delle sue figlie. “Fare la Parola” è il grande compito del credente. Per questo, l’indicazione di Gesù è netta e severa: “Fate e custodite  tutto ciò che vi dicono”, seguito da un’affermazione di estremo rilievo: “…ma non fate secondo le loro opere”. Se manca il primato di quel “fare”, le parole sante del Signore diventano “fardelli pesanti e difficili da portare”, imposti alla gente mentre i capi ritengono assolto il loro compito in una enunciazione di principio senza fare i conti con la storia: E’ evidente lo stravolgimento della volontà divina: invece di essere Parola di salvezza e dono di Dio per la fatica di ognuno e di tutti, la Parola divina diventa peso insopportabile

Preghiamo

Preghiamo per Lorenza

3 pensieri su “sabato 27 maggio

  1. sr Rita

    Come sarebbe bello ascoltare quello che gli altri dicono e fare quello che gli altri fanno…Siano essi genitori, superiori, Sacerdoti, governanti….La coerenza tra il dire e il fare, anche nostro, rimane una sfida aperta per tutti. Ci sai dato tendere a questa coerenza che fa bene a chi la vive e a chi al vede. Prego per mi cognata Angelina e sua figlia Mirella nel giorno del loro compleanno.

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  2. . Elena

    Essere o apparire?
    Dire o fare? Certo che la coerenza non è un affare semplice. Ed è davvero una sfida continua. E a volte ci sbattiamo il naso come contro un muro. Insegnaci Signore, a prestare fede alla parola con il nostro agire, un agire leale e vero anche quando sbagliamo. Mi unisco alle comuni intenzioni di preghiera.

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  3. sr Alida

    Fedeltà alla carità,al cuore ,all’operare:fare la Parola ,quello che essa dice …compito del credente ,attinta dalla Fonte diventa giogo leggero e non pesante fardello …Crea in me ,Signore un’umile consapevolezza di questa fedeltà al cuore ,alla carità ,alla Parola.
    Prego per Lorenza,per Angelina e Mirella .Poichè spesso scrivo tardi ,anticipo gli auguri di Buon Compleanno per domani a sr Rita .

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