sabato 26 Marzo

di | 25 Marzo 2022

gen 42,24-38

25 Quindi Giuseppe diede ordine che si riempissero di grano i loro sacchi e si rimettesse il denaro di ciascuno nel suo sacco e si dessero loro provviste per il viaggio. E così venne loro fatto. 26 Essi caricarono il grano sugli asini e partirono di là. 27 Ora in un luogo dove passavano la notte uno di essi aprì il sacco per dare il foraggio all’asino e vide il proprio denaro alla bocca del sacco. 28 Disse ai fratelli: «Mi è stato restituito il denaro: eccolo qui nel mio sacco!». Allora si sentirono mancare il cuore e tremarono, dicendosi l’un l’altro: «Che è mai questo che Dio ci ha fatto?». 29 Arrivati da Giacobbe loro padre, nel paese di Canaan, gli riferirono tutte le cose che erano loro capitate: 30 «Quell’uomo che è il signore del paese ci ha parlato duramente e ci ha messi in carcere come spie del paese. 31 Allora gli abbiamo detto: Noi siamo sinceri; non siamo spie! 32 Noi siamo dodici fratelli, figli di nostro padre: uno non c’è più e il più giovane è ora presso nostro padre nel paese di Canaan. 33 Ma l’uomo, signore del paese, ci ha risposto: In questo modo io saprò se voi siete sinceri: lasciate qui con me uno dei vostri fratelli, prendete il grano necessario alle vostre case e andate. 34 Poi conducetemi il vostro fratello più giovane; così saprò che non siete spie, ma che siete sinceri; io vi renderò vostro fratello e voi potrete percorrere il paese in lungo e in largo». 35 Mentre vuotavano i sacchi, ciascuno si accorse di avere la sua borsa di denaro nel proprio sacco. Quando essi e il loro padre videro le borse di denaro, furono presi dal timore. 36 E il padre loro Giacobbe disse: «Voi mi avete privato dei figli! Giuseppe non c’è più, Simeone non c’è più e Beniamino me lo volete prendere. Su di me tutto questo ricade!». 37 Allora Ruben disse al padre: «Farai morire i miei due figli, se non te lo ricondurrò. Affidalo a me e io te lo restituirò». 38 Ma egli rispose: «Il mio figlio non verrà laggiù con voi, perché suo fratello è morto ed egli è rimasto solo. Se gli capitasse una disgrazia durante il viaggio che volete fare, voi fareste scendere con dolore la mia canizie negli inferi».

Commento

Continua questo lungo percorso di riconoscimento di Giuseppe e dei suoi fratelli. È una pagina che racconta di un dolore. Di un dolore passato: viatico per un rappacificamento, ma che attraversa – forse più umanamente di quanto si possa pensare – un desiderio di “restituire” il medesimo dolore (provato con l’abbandono) a chi gliel’aveva in passato inflitto; Lui li riconosce, loro no: li mette alla prova e tenta di “risvegliarli”, scegliendo di “fare l’estraneo”, addirittura tenendoli in carcere. Vuole comprendere se l’averlo abbandonato pesi sui loro cuori. Giuseppe è profondamente uomo, vuole sapere. È addolorato e, non potendo dare una ragione al proprio dolore cerca di comprendere se il fatto da cui è scaturito (l’abbandono da parte dei fratelli) abbia inciso anche sulla loro vita. Nota la consapevolezza dell’errore e l’angoscia che ne scaturisce e ne ha compassione. Ma forse non basta per la riappacificazione. Giuseppe evidenzia un aspetto importante, estremamente umano: il rapporto tra perdono concesso e volontà del perdonante, di verificare la reale comprensione dell’errore da parte di chi l’ha commesso, attraverso un atto o una presa di coscienza. Forse Giuseppe chiede un perdono reciproco? Un perdono condizionato dal riconoscimento dell’errore fatto dai suoi fratelli? Forse più semplicemente vuole dare sfogo al suo dolore.

Preghiamo

Preghiamo per Francesco

Un pensiero su “sabato 26 Marzo

  1. sr Alida

    Il dolore è come un mistero, convivere con il dolore non è semplice…. Sappiamo… Che il Signore possa farci scorgere come possiamo renderlo un motivo di bene per l’intera umanità. Per Francesco preghiamo e per chi si affida alla nostra preghiera.

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