sabato 25 giugno

di | 24 Giugno 2016

home2 Marco 14,66-72

66 Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote 67 e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68 Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. 69 E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». 70 Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». 71 Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». 72 E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

Commento

Come prima cosa che metto in evidenza è che Gesù è solo e vive di questo totale abbandono dei suoi amici proprio nel momento della passione. In questo tempo i discepoli, qui in particolare Pietro, devono passare dentro un cammino di  conversione. Una conversione dalla mondanità che segna drammaticamente la condizione del popolo della Prima Alleanza,. Ora sembra più evidente la sottolineatura della condizione “servile”piuttosto che quella di figlio e discepolo, nella quale anche il discepolo Pietro si era già immerso.  Tale condizione servile sembra quindi caratterizzare la casa del sommo sacerdote. Se ci domandiamo da dove nascano le negazioni di Pietro, penso dobbiamo pensare certamente al sentimento della paura. Ma forse non solo a questo. C’è forse anche una specie di “vergogna” della condizione del discepolo. Possiamo infatti domandarci se Pietro corre un vero pericolo di essere associato alla sorte di Gesù, come egli stesso aveva affermato. Per questo, forse non ci troviamo qui solo davanti ad un episodio isolato, ma alla condizione propria del discepolo, e quindi alla perenne tentazione del cristiano di fronte al mondo. Se quindi il tradimento di Pietro è diverso da quello di Giuda, è pur sempre tradimento. La vera differenza è il pianto di Pietro. Mentre la coscienza del male commesso porterà Giuda, alla disperazione, qui la consapevolezza del tradimento trascina Pietro al pianto del dolore come luogo del suo ravvedimento.

 

Preghiamo

Preghiamo per il papa in Armenia

3 pensieri su “sabato 25 giugno

  1. Elena

    Quando leggo di Pietro in quel cortile, penso inevitabilmente alla sua debolezza umana, alla sua bugia, al suo negare. Come i bambini sorpresi con le mani nella marmellata che negano per paura del castigo…. Questa paura ci appartiene e nessuno , per quanto amico di Gesù in quel momento gli è stati vicino. Tradimento, paura, vigliaccheria, fragilità che il Signore ha ben compreso e portato sulla stessa croce che ha redento e redime tutti i nostri mali, le nostre viltà, i nostri errori, le nostre pochezze. C’è un pianto nel mezzo, c’è un pentimento, un dolore forte per il male dell’assenza e della propria vigliaccheria. Che Gesù ha accolto e perdonato.
    Da che anche io accolga e perdoni, a volte cose così dolorose da sovrastarmi.
    Per il Papa, perbil genocidio armeno è per questo nostro mondo che aggiunge muri e isole

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  2. sr.Alida

    Se guardo a Pietro,trovo me stessa piccola e meschina ..non credo che al suo posto avrei fatto diversamente…Gesu’ nel suo abbandono era veramente colmo dell’amore del Padre appassionato alla salvezza dell’ uomo ,senza porre condizioni.Noi poveri uomini abbiamo sempre bisogno di fronte alle nostre promesse mancate ..di trovarci avvolti da quella speranza ,che prima o poi fa compiere anche a noi piccoli umani gesti di fedeltà .Preghiamo per il Papa e per l’Armenia….per tutte le situazioni di morte che riempiono il mondo anche oggi..

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  3. sr Rita

    ” Non so e non capisco cosa dici….Non conosce quest’uomo di cui parlate…” Pietro non fa altro che dire a voce alta quello che capita spesso ai discepoli di Gesù. C’è un momento nella vita che non si sa più chi si è. Non si sa più perché si va dietro a quel Gesù…Quell’umo che sta andando verso la morte. Noi vogliamo andare dietro a chi ci rende la vita facile, appassionata con una passione che si tocca con le mani, con la carne…Quell’uomo è scomodo…anche se un giorno gli siamo andati dietro con entusiasmo. Adesso non lo conosciamo più…perché non sappiamo più cosa significa essere suoi discepoli. Allora si può rinnegare, tradire, andarsene anche davanti a una donnetta di poco conto. Preghiamo per noi quando siamo in situazioni simili Preghiamo per chi ci vive con dolore a anche con debolezza. Ci sia un pianto libratore, un pianto che nasce da un “riappassionarsi” per Gesù.

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