sabato 2 maggio

di | 1 Maggio 2020

Lc 21,20-28  

20Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. 21Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; 22quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. 23In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. 24Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti. 25Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Commento

Continua questo capitolo circa le realtà ultime, circa la distruzione di Gerusalemme. Tutti i segni qui descritti sembrano indicare una fine, ma qui non viene indicata la fine, ma il fine ultimo della storia. Gli uomini guardano la fine. Gesù guarda il fine. Sono descritti assedio, distruzione, morte. La fine di Gerusalemme, nel 70. Rasa e resa suolo calpestabile dai pagani. Questa è la fine. Invece Gesù invita i suoi a non spaventarsi di fronte a eventi devastati di tale portata. Nemmeno di fronte a eventi cosmici ancora più paurosi. Proprio allora, nel vortice di quei momenti più tragici e bui, Gesù viene con tutta la sua misericordia. Anzi, proprio allora è tempo per noi di alzare la testa, di levarsi in piedi perché la liberazione è vicina. Già, tutto si sfalda e lì, attraverso quei crolli distruttivi, Gesù libera. Ci rimette in viaggio per incontrare, all’inizio nostro malgrado, altri popoli, altre possibilità. La nostra identità non è una città, per quanto insostituibile, ma l’agire liberante di Dio che continua a crearci opportunità nuove a dispetto di ogni condizione di umana sofferenza. Questo è il fine: sapersi rialzare quando si cade, sorretti dalla grazia e dalla bontà di Dio.

Preghiamo

Preghiamo per tutti coloro che sono soli.

3 pensieri su “sabato 2 maggio

  1. sr rita

    appena terminato i commento internet si è interrotto cancellando tutto… Alziamo il capo e accogliamo la salvezza che viene.

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  2. sr Alida

    La nostra identità è l’agire liberante di Dio che continua a crearci opportunità di vita nonostante tutto ….Alzare lo sguardo e con cuore riconoscente fidarsi di Colui che solo ci può salvare ….Per tutte le persone sole mi unisco a pregare .

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  3. Elena

    “Risollevatevi e alzate il capo perché la liberazione è vicina”…
    È potente questa immagine perché ci viene offerta la possibilità di vedere il Signore in tutta la Sua potenza e la Sua gloria. Qualunque cosa accada, possiamo vederlo, guardarlo, anzi Gesù ci invita a farlo, senza paura. Se Gesù ci mostra il volto di Dio anche attraverso tutto l’orrore che può devastare la terra e i cieli, perché avere paura? Perché siamo uomini e donne così in difficoltà ad alzare lo sguardo?
    Il mio zio più caro si è ricongiunto col Padre una notte, una vigilia di Natale. Ero con lui…. Malato di cancro, lucido fino alla fine, sveglio pregava con me, dicevamo Ave Maria. Ad un certo punto ha smesso di parlare, ha sollevato il suo sguardo, guardava ben oltre me, la stanza ,l’ospedale…ha cominciato a fare segni come per fare avvicinare qualcuno ed il suo spirito è volato via. Sono convinta che sapeva dove stava andando…. Ed era felice… è tornato a casa!

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