sabato 11 gennaio

di | 10 Gennaio 2020

11In seguito Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. 12Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. 13Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». 14Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». 15Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. 16Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». 17Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Commento

Possiamo definirlo un incontro inatteso. Gesù, arresta il suo cammino, ferma il corteo, tocca la bara e dice alla donna: “Non piangere!”. Egli fa questo gesto perché nel vedere tale situazione è preso alle viscere, prova un sentimento, fremito, compassione. La vista della sofferenza desta in noi tutti, se non passiamo oltre e non siamo induriti di cuore, una pulsione alla quale non resistiamo, perché s’impone a noi come richiesta di partecipazione alla sofferenza. Gesù, che sempre guarda, vede e si avvicina e consola la donna le dà speranza. Poi, mentre tiene la mano sulla bara, dice al morto: “Ragazzo, dico a te, àlzati!”. Gesù emette la sua parola potente, chiama personalmente il morto dicendogli: “rialzati, svegliati. Certamente il figlio della vedova di Nain era morto, ma il suo sonno di morte che situazione voleva esprimere? Perché la morte può essere fisica, ma a volte è quella della vita interiore, dovuta alla disumanizzazione, al male vissuto, al peccato. Quante volte una madre piange il proprio figlio come morto, sapendolo perduto nelle spire del male, della morte che lo divora: sì, ci sono molto più ragazzi morti seppur biologicamente vivi, rispetto a quelli che perdono la vita… Ebbene, la parola autorevole ed efficace di Gesù ha il potere di chiamare a vita nuova, di far indietreggiare la morte e di vincere ogni contraddizione alla vera vita.

Preghiamo

Preghiamo per tutti i ragazzi

3 pensieri su “sabato 11 gennaio

  1. Sr Rita

    Non piangere. Alzati. Solo Gesù può dire questo con autorità vera ed efficace. Preghiamo per chi è nella situazione descritta. Gesù anche oggi ha la possibilità di liberare dalla morte e di dare sollievo al dolore.

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  2. Elena

    Nella figura di Gesù mi colpisce sempre questa sua grande umanità.
    Incontra, osserva. Ebbe compassione…. E poi parla, chiama per nome, riporta alla vita…. Restituisce alla madre ciò che le era stato tolto. Quanto amore….
    Preghiamo per tutti i ragazzi e i giovani, perché la loro “morte” ha molti volti. Una preghiera per Anonna, una mia ex alunna, che ieri è tornata fra le braccia del Padre. Una carezza alla sua famiglia.

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  3. sr Alida

    Mi unisco alla preghiera per tutti i giovani ,per tutti i ragazzi ,per le famiglie in particolare alla famiglia di Anonna e per il ragazzo di 28 anni che nel nostro paese si è tolto la vita per la sua famiglia ..Solo il Signore può consolare ,dare forza ….dare speranza anche in tutte le situazioni che sembrano non avere vie di uscita ….

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