ricchezza

di | 5 Agosto 2023

Sempre su questi temi voglio tentare un ulteriore riflessione. Non sono un grande esperto e quindi la mia riflessione sarà generica, spero non banale.  Vi sarete accorti che sto approfondendo dei dati di una ricerca istat sulla povertà e sulla ricchezza. Scusate, mi sono sbagliato, non sto approfondendo, sto prendendo qua e là delle informazioni, approfondire è cosa ben più seria. Trovo oggi questi dati: la stragrande maggioranza della ricchezza posseduta in Italia dallo 0,01 più ricco delle famiglie è costituita da attività finanziare e da attività imprenditoriali o immobiliare. Questo significa anche solo una cosa: che non essendoci una progressività di tassazione sia sui redditi, sia sui patrimoni di chi ha molte ricchezze, alla fine in proporzione chi paga di più l’accumularsi di tali ricchezze sono i lavoratori dipendenti. Questo è il dato. Quello che vorrei aggiungere io è la seguente riflessione. Se hai tante ricchezze paghi tanto anche per gli altri. Anche se sono rendite, patrimoni e via dicendo. Invece continua il forte aumento della disuguaglianza nella ripartizione delle ricchezze. L’economia sociale, l’economia di comunione ragiona in maniera diversa e in maniera più solidale, più attenta a tutti ricchi e poveri. tra le tante cose che propone  l’economia di comunione  una mi colpisce. La riporto tale e quale come la trovo scritta dal testo che sto leggendo: formare nuovi imprenditori e imprenditori nuovi che liberamente condividano gli utili per sostenere gli scopi dell’Economia di comunione: la riduzione della miseria/esclusione, la diffusione della cultura del dare e della comunione, lo sviluppo dell’azienda e la creazione di posti di lavoro; imprenditori che concepiscano e vivano la loro impresa come vocazione e servizio al bene comune e agli esclusi di ogni latitudine e contesto sociale; combattere le varie forme di indigenza, esclusione e miseria con una duplice inclusione: comunitaria e produttiva; siamo convinti infatti, che non si possa curare nessuna forma di povertà non scelta senza includere le persone svantaggiate all’interno di comunità vive e fraterne, e, laddove è possibile, anche nei luoghi del lavoro, nelle imprese: finché chi può e deve lavorare non riesce ad averne l’opportunità, questi rimane sempre una persona indigente. se volete chiamarla in altro modo questa è l’economia di papa Francesco. Mi sembra una prospettiva nuova…. e interessante.

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