poesia

di | 5 Luglio 2020

Con alcuni amici ci siamo trovati a Rosciano e ad un certo punto ci siamo lasciati andare a momenti di pura poesia. Non perché abbiamo scritto poesie, ma perché ci siamo lasciati prendere da un poetare delle parole, dei sentimenti, delle emozioni. Mi piacciono un sacco questi momenti. Tanti anni fa, nella mia più completa ingenuità, avevo scritto una serie di poesie e le avevo donate ad una ragazza. La sua risposta è stata più o meno del genere che schifo. Mi resi conto che non avevo lo spirito poetico. Don Roberto avrebbe detto: quando siamo giovani siamo bambi, e aveva ragione!  Eppure amo la poesia. Mi piace leggere raccolte di poeti. Amo Ungaretti, un po’ meno Montale, Rebora, Turoldo, Alda Merini, Rilke e il suo libro delle ore, oppure le sue elegie duinesi, il libro delle immagini. Amo la poesia delle canzoni di de Andrè, di Guccini, di Fossati, di Cristicchi. Amo la poesia pura dei profeti dei libri sacri: Isaia, Amos, Geremia, Osea. Amo i salmi della scrittura sacra. Si lo confesso amo leggere poesie. Per la verità la poesia non si legge. Quando prendo in mano un testo poetico la prima cosa che faccio cerco di capire la logica delle parole. a che cosa si riferisce quella poesia, che cosa vuole dire, di chi sta parlando, insomma cerco di comprendere il testo. Ma questo uso sfrenato della ragione per comprendere in poesia non funziona. Infatti alla fine mi arrendo e non vado più a cercare una logica. A volte questo produce un altro effetto: visto la fatica a inserire in un contesto e a spiegare il tutto, dichiaro a me stesso che la poesia è inutile. E quindi la tentazione finale è di non leggere più testi poetici, ma solo testi di formazione. Ma l’attrazione fatale per i versi poetici mi prende e quindi ricomincio con il mio scrutare la poesia. Sì lo ammetto ne sono attratto. Dopo il primo tentativo razionale metto in gioco un secondo registro, quello delle emozioni. Quali sentimenti provoca in me una poesia? Che emozioni nascono nel mio cuore quando leggo versi poetici? Questo registro delle emozioni con la poesia funziona meglio della ragione, ma non è ancora la vera lettura che vorrei. Se infatti i miei sentimenti in quel momento sono negativi e la poesia è gioia pura io mi inciampo nella contraddizione di voler piegare il mio sentimento negativo alla gioia della poesia. Ma non va bene. La poesia va per la sua strada ed io per la mia e non è corretto  forzare questi strani cambiamenti di sentimenti. Le emozioni non si comandano. Mi rimane un ultimo registro quando leggo poesie. Quello evocativo. Lasciare che le singole parole o i singoli versi vadano ad evocare qualche immagine, suggestione, segno, parola nel mio cuore. È come lasciarsi trasportare dal verso della poesia alla ricerca di mondi e suggestioni continue che la mente cerca in qualche modo di trattenere. Ecco perché io dico che una poesia non si legge, ma si ama, lasciando che sia proprio lei a far nascere in me immagini che evocano la nascita di un sogno nuovo, che, una volta generato, deve prendere forma. Amo la poesia perché è inutile, perché è grazia, perché è dono evocativo di altro che sta nel mio cuore. Sentite questi versi di Rilke dedicati a Maria e lasciate evocare in voi parole e sogni: Tu non sei più vicina a Dio di noi; siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende benedette le mani. Nascono chiare a te dal manto, luminoso contorno: Io sono la rugiada, il giorno, ma tu, tu sei la pianta.

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