notte increspata

di | 24 Gennaio 2021

ieri sono arrivato a Rosciano alle 7,30. L’idea era quella di sistemare un sacco di cose rimaste indietro nella settimana di pioggia e nebbia. In realtà mi metto a leggere un libro e così un bel pezzo della mattina se ne va leggendo. Mi piace leggere, ma il lavoro arretrato è tutto li che mi guarda e che mi supplica: fai qualcosa finisci queste cose qui. Mi chiama un amico e mi invita a pranzo e poi a vedere i suoi orti. Per il pranzo non riesco proprio per il resto …..Non sono il tipo che inventa scuse, ma sinceramente volevo starmene qui tranquillo. E quindi la prima risposta è stata, non ho molto tempo, sono abbastanza incasinato.  La verità è che non avevo una grande voglia di muovermi. Credo che il brutto tempo, il covid e il freddo hanno su di me anche questo effetto, non del divano, ma del non muovermi troppo, lavorando tanto in casa. Poi ci ripenso e mi dico che, visto che mi ha invitato, meglio andare. Richiamo il mio amico e decido  di andare. Ringrazio il mio amico per due motivi. Il primo perché mi ha come smosso dal mio stare tranquillo in casa. Con la scusa di questo tempo, rischio di diventare sedentario, che non vuol dire fare niente, ma essere stanziale e non mi più nomade. Il cittadino è stanziale, il pastore è nomade e siccome mi sento pastore devo muovermi verso il mondo, verso gli altri.  Non posso solo aspettare che le persone arrivino qui da me, vado io da loro. Di questo passo una casa stabile non l’avrò mai. Che sia questa la mia condizione di vita? nomade? Che la mia stabilità magari è il mio nomadismo? Ma di questo voglio parlare un’ altra volta. Il secondo motivo per cui ringrazio il mio amico è che mi ha dato l’opportunità di vedere una cosa bella. Un bell’orto, un bel posto, una bella idea di orti condivisi con altri. Grazie al mio amico. E poi anche grazie per una bella chiacchierata tra amici. Ma c’è un’altra cosa che mi ha smosso dal mio sedentarismo, dal mio essere cittadino troppo stanziale. Ieri mattina appena arrivato a Rosciano ho fatto uscire di casa il gatto Faraone, sono andato a salutare la madonna alla grotta di Rosciano e poi mi sono guardato un po’ in giro e ho visto una cosa che mi ha affascinato. Il cielo era pieno di nuvole, aveva appena smesso di piovere, ma sulla linea dell’orizzonte si vedeva una striscia di cielo sereno e in quella striscia le montagne cariche di neve. Visto come erano lontane quelle montagne ho pensato che forse erano il monte Rosa, oppure il Monviso. Comunque le alpi; magari qualcuno più esperto di me può dirmi di preciso che montagne possono essere. Qui ci voleva il don Roberto che mi avrebbe fatto fare una ricerca tra le sue foto e alla fine avrebbe sentenziato: è quella montagna lì. E così poi iniziava a raccontare le sue avventure con i suoi amici proprio su quella montagna lì. Perché tanto le aveva visitate tutte le cime di quelle montagne con i suoi amici. Pensieri mattutini che mi spingono lontano. L’orizzonte sereno, le montagne innevate in lontananza e il ricordo di don Roberto su quelle montagne mi hanno come messo nel cuore per la giornata che iniziava queste parole: non essere sedentario, ma nomade, insieme a tanti amici nomadi. È stata come una notte increspata di luce e un giorno increspato di cammino nella luce degli amici.

Un pensiero su “notte increspata

  1. srAlida

    Grazie di cuore donp
    Er la comunicazione di vita abbia bisogno di questo respiro, dove anche le brusche apparenze danno voce al mistero alla bellezza e ci rimettono in cammino

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