mercoledì 18 maggio

di | 17 Maggio 2022

Gv. 4,27-38

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: “Che cosa cerchi?”, o: “Di che cosa parli con lei?”. 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. 30Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. 32Ma egli rispose loro: “Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?”. Gesù disse loro: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica”.

Commento

Dopo il dialogo con la Samaritana con quel finale che dice che si può adorare Dio nella relazione con Dio e con gli uomini e non passando attraverso un tempio, ora la scena assume un’altra connotazione. Arrivano i discepoli e la donna torna in città ad annunciare che ha incontrato il messia. Non si parla più di sola acqua, ma di cibo, di raccolta di cibo, di semina e di raccolto.  Mi soffermo sulla conclusione, visto che il tema del pane lo ritroveremo al capitolo 6. La folla crede in lui per la parola della donna. Cioè il primo inizio della fede è che un altro mi racconta delle cose e vado a vedere se sono vere. All’inizio presto fede a chi mi racconta, se uno mi dice una cosa che mi interessa, che ho dentro e mi dice che c’è anche fuori, vado a vedere. Dopo, però, c’è un secondo livello più profondo di fede. E allora dicono: Non è che crediamo per le tue parole, crediamo perché noi stessi sappiamo ora che Lui è veramente il Salvatore del mondo. Alla fine di tutto emerge un dato: la fede è un cammino personale che ciascuno di noi inizia a percorrere e che diventa comunitario nella misura in cui è condiviso.

Preghiamo

Preghiamo per la mamma di Franco che ci ha lasciato

2 pensieri su “mercoledì 18 maggio

  1. Elena

    Credere ad una parola o al proprio cuore?
    Credere a ciò che si vede o a ciò che si sente ardere nello spirito?
    Credo che la fede sia un lento processo di vita, di scelte, di adesioni, di amore, di significati. È nutrimento e sollievo, è speranza e desidero, è abbandono e comprensione, è sapere di poter essere persone nuove, insieme ad altre persone nuove. È vivere una vita nuova che contiene un’intima gioia. Non è esente da rischi e da responsabilità, ma è una vita densa e profonda, che vale la pena di essere vissuta.
    Preghiamo per la mamma di Franco e per la sua famiglia.

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  2. sr Alida

    Vivere di fede perché abbiamo fatto esperienza dell’amore di Dio e trasmettere una lieta notizia che si rinnova ogni giorno. Mi unisco alla preghiera per mamma di Franco e per la famiglia.

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