martedì 3 aprile

di | 2 Aprile 2018

unzione-betania martedì dell’ottava di pasqua – Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Commento

Continua la nostra riflessione in questa settimana dell’ottava di Pasqua. Siamo sempre alle prese con i vangeli della resurrezione, con le nostre resurrezione, con quella di Gesù e con quella dei discepoli. Il Vangelo di oggi è molto commovente: riappare la figura di Maria di Magdala. Giovanni ci descrive questa donna fedele, che «stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva». Gli apostoli, invece, erano venuti e se ne erano andati via. Maria rimane lì, impietrita dal dolore, trattenuta da un affetto profondo per il Maestro che rimane però umano, e che tuttavia la predispone all’incontro imminente col Risorto. Bisogna che prima il dolore scavi nel suo cuore, perché possa essere riempito dalla gioia pasquale. Gesù è già lì presente e Maria non lo riconosce, non si accorge che è Lui, perché è sprofondata nel suo dolore. Maria deve convertirsi alla fede pasquale: lei sta cercando un morto, un cadavere, e non sa che deve cercare un Vivo! Soltanto il Risorto può operare questa conversione, ma prima è necessario che Egli chiami per nome questa donna: «Maria!». E allora tutto cambia. È quello che accade anche a noi con il Vangelo. Non sono gli occhi che ci permettono di riconoscere Gesù, ma la voce. Quel nome sussurrato dentro con una tenerezza infinita, fanno cadere la barriera che separa. Basta averlo ascoltato anche una sola volta, che rimane scolpito per sempre, indelebile, nell’anima. La voce di Gesù non si dimentica più: udita per un attimo – se accolta nel profondo – rimane lì, per sempre.

Preghiamo

Preghiamo per Anna che parte per l’Iraq con i monaci di Marango.

3 pensieri su “martedì 3 aprile

  1. Rita

    Perché piangi. ? Chi cerchi. ? Non sempre sappiamo rispondere a queste domande. Eppure sperimentiamo sia il pianto sia la ricerca. Il Signore chiamandoci per nome ci porti a trovare la risposta vera.

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  2. srAlida

    Ascoltare il nostro nome ….si ! Dovrebbe bastare averlo sentito una sola volta ….pronunciato da Gesù…..è consolante questo perchè nel tempo si perdono i fervori dell’inizio e così mi sembra deve essere il cammino della fede e insieme alla ricerca rinnovare il ricordo del primo incontro …L’altro aspetto che emerge e del -non trattenere per se- ,ma annunciare che è Risorto .
    Prego per Anna ,e prego per ciascuno perchè il nostro cammino di fede si fondi su ciò che non passa……

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  3. . Elena

    “Maria”. Gesù chiama questa donna, questa amica per nome,e lei vive la resurrezione, per il suo Signore, per sé stessa. Fa esperienza di resurrezione!
    Anche a noi, a volte basta essere chiamati per nome, per rinascere, per riemergere dal buio, dalla confusione. Ed il chiamarci per nome di Gesù ci restituisce tutta la dignità e la pienezza, dopo un grande, insopportabile dolore. Il dolore e la paura del nulla, del vuoto.
    Chiamaci ancora per nome, Signore della nuova vita e della gioia e fa’ che anche noi possiamo ascoltare e riconoscere la tua voce piena di intimità e di tenerezza. Preghiamo per Anna e per i monaci di Marango, per questa esperienza di pace nel dolore e nella confusione di un paese lontano.”

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