martedì 18 agosto

di | 17 Agosto 2020

At 17,22-29                                         

22 Allora Paolo, in piedi in mezzo all’Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. 23 Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un dio ignoto”. Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. 24 Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo 25 né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. 26 Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio 27 perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. 28 In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”. 29 Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano.

Commento

Possiamo dire che anche oggi continua questo confronto e incontro tra la cultura greca e Paolo. Il punto di partenza del discorso di Paolo è sempre attuale. In ogni cultura, anzi in ogni persona, c’è un sacrario “al Dio ignoto”. Ignoto non perché Dio si nasconda, ma perché è diverso da ogni nostra rappresentazione. Per questo dobbiamo mantenere sempre la dimensione del Dio ignoto, cioè di un  Dio piccolo, che va oltre le nostre verità, che non può essere ingabbiato in una morale. Dio è più grande di tutto questo. Solo in questo modo possiamo andare incontro a ogni uomo, vero “sacrario di Dio”. Lui è intimo a noi più di noi stessi. Se non abbiamo questo atteggiamento, non possiamo annunciare il Vangelo: possiamo solo “immolare e mangiare” gli altri, per assimilarli a noi. Questo “Dio ignoto” si rivela nel desiderio, comune a tutti, di essere amati e amare, di passare da un’esistenza vuota a una vita felice, bella e buona. È il desiderio di vincere ciò che è triste, brutto e ingiusto, tutto ciò che sa di morte. Ma per arrivare a questo Dio-amore dobbiamo saper integrare la sapienza della ragione con la sapienza della croce. Ma di questo ne parleremo domani

Preghiamo

Preghiamo per il mondo intero.

3 pensieri su “martedì 18 agosto

  1. sr Alida

    E’ un dono grande ciò che Dio ci fa ,abitare dentro di noi,possibilità di divenire sempre più figli ,abitando in ciascuno ,comune consapevolezza di essere amati ,verso un vita buona e bella ,nessuno deve rimanere fuori dal nostro sguardo ,Prego con voi per il mondo intero.

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  2. Elena

    Il Dio ignoto… interessante come dentro ogni cuore possa esserci lo spazio per un Dio di immense virtù, non concepibile dalla nostra piccolezza. Un Dio capace di tutto ciò che sfugge all’uomo. Il Dio dell’amore, della giustizia e della bellezza più grandi e assolute! Possiamo lascia spazio a questo grande, unico Dio che ci tiene tutti in Sé in un unico abbraccio.,..

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  3. Sr. Rita

    Un Dio ignoto che ancora non ce la facciamo a possedere, manipolare. Un Dio che ci sorprende superando i nostri schemi. Un Dio che si presenta sempre in modo differente. Un Dio che tiene festa e amante la nostra attesa. Grazie, Dio ignoto.

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