lunedì 25 febbraio

di | 24 Febbraio 2019

giobbeGiobbe 42,10-17

10 Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima, avendo egli pregato per i suoi amici; accrebbe anzi del doppio quanto Giobbe aveva posseduto. 11 Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo e mangiarono pane in casa sua e lo commiserarono e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui e gli regalarono ognuno una piastra e un anello d’oro.
12 Il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima ed egli possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. 13 Ebbe anche sette figli e tre figlie. 14 A una mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala di stibio. 15 In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli.
16 Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti di quattro generazioni. 17 Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.

Commento

Poi Giobbe, vecchio e sazio di giorni. Sono le ultime parole del libro di Giobbe. Un lieto fine, come sempre noi speriamo: che per ogni vicenda dolorosa alla fine ci possa essere un lieto fine. La domanda di giustizia, il desiderio di vedere alla fine il bene trionfare e gli umili innalzati, sono troppo radicati e radicali in noi e nel mondo per poterci accontentare di drammi e di racconti che terminano con i “perché” del penultimo capitolo.  Noi però sappiamo che i Giobbe della storia non muoiono come i patriarchi “vecchi e sazi di giorni”. I Giobbe vivi muoiono troppo presto, a volte non diventano neanche adulti; non gli vengono restituiti beni e figli (anche perché nessun figlio può essere sostituito dal dono di un altro figlio), la salute è persa per sempre, le ferite non vengono sanate, i potenti hanno sempre ragione, Dio non risponde, la loro sventura non finisce mai, il loro grido non si placa. Ma, più radicalmente, i figli e i beni che la vita ci dona non sono per sempre, la buona salute prima o poi finisce. Trovo queste parole di Luigino Bruni per concludere il libro di Giobbe e ve le regalo. È un commento un po’ più lungo del solito ma ne vale la pena.

“Non siamo noi gli scrittori del nostro finale. Non siamo noi i creatori delle aurore e dei tramonti più belli della nostra vita, perché se fossero nostre creature non ci sorprenderebbero, non sarebbero meravigliosi come il primo innamoramento o come l’ultimo sguardo della nostra sposa. Come nei racconti più belli, dove la vera conclusione è quella non scritta e che ciascun lettore ha il diritto e il dovere di scrivere. Anche noi veniamo al mondo dentro un orizzonte che ci accoglie e che modella il paesaggio che andremo ad abitare. Scriviamo il poema della nostra vita, ma il prologo e l’epilogo ci sono donati, e il capolavoro nasce quando siamo capaci di inscrivere il nostro canto all’interno di una sinfonia più antica e più grande. Possiamo e dobbiamo scrivere le molte ore della nostra giornata, ma la prima e l’ultima sono dono – e forse per questo sono le più vere. Grazie antico autore senza nome. Grazie per tutto il tuo libro. Ma soprattutto grazie per Giobbe.  Giobbe è stata la scoperta più inattesa, il dono più grande che ho ricevuto da quando scrivo. C’era una volta un uomo di nome Giobbe. Il Dio che Giobbe cercava, sperava, amava, però non è arrivato. Gli innocenti continuano a morire, i bambini a soffrire, il dolore dei poveri ad essere quello più grande che la terra conosca. Giobbe ci ha insegnato che se c’è un Dio della vita deve essere il Dio del non-ancora. E che quindi può venire in qualsiasi momento, quando meno ce lo aspettiamo, lasciandoci senza fiato. Vieni!

Preghiamo per tutti i Giobbe della terra

3 pensieri su “lunedì 25 febbraio

  1. sr rita

    Dio ristabilì Giobbe nello stato di prima.
    Come bene dice Don Sandro e Luigino Bruni i Giobbe di oggi non hanno lieto fine. Non gli è restituita la vita di prima, perché tanti non hanno mai avuto una vita, prima di questa non vita.
    C’è proprio di che tacere. I Giobbe che conosco io sono proprio disperati. Non hanno davanti uno spiraglio di qualcosa di nuovo. I pochi attimi in cui incrocio il loro sguardo. mi fanno sentire tutto il vuoto della loro esistenza e nello stesso tempo la tenace voglia di benedire.

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  2. Anonimo

    Prego per tutti i Giobbe mai sanati, mai riportati alla vita, mai più nella luce. Prego per chi riesce ad incontrare Dio anche così, nel tormento senza fine, o alla fine del tormento chiamato vita. E affido al Dio che tutto può, ogni attimo delle nostre esistenze, perché aldilà dei nostri errori, delle nostre responsabilità, del male che ci tiriamo addosso o che ci viene rovesciato sopra, possiamo sempre e comunque cercare ed incontrare il suo volto.

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  3. Anonimo

    Si fa esperienza ,che c’è sempre qualcuno che fuori dentro dall’ospedale ,di cammini e di strade senza via d’uscita…di persone diversamente abili ,le più felici ….la nostra vita non è nelle nostre mani eppure continuiamo a prevalere ,Tanto siamo capaci di costruire di compiere grandi cose,tanto in un soffio distruggiamo e non riconosciamo la FONTE del nostro esserci ….E’ vero il nostro Dio è il Dio del non ancora,….. aumenti Lui stesso la consapevolezza e la speranza che verrà ancora per risollevarci e sorprenderci …Mi unisco alla preghiera per tutti i Giobbe

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