lunedì 13 luglio

di | 12 Luglio 2020

At 9,26-31                                                                                                    26 Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. 27 Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. 28 Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. 29 Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. 30 Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso. 31 La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

Commento

Il fatto che Paolo, dopo una serie di paure, viene accettato nella comunità dei credenti è di importanza capitale per la chiesa che sta nascendo. È lui infatti che porterà il vangelo fino a Roma, dando così attuazione al compito che il Risorto aveva affidato ai suoi discepoli. Egli però non è un discepolo della prima ora. Luca perciò si preoccupa di non dare l’impressione che la diffusione del cristianesimo tra i gentili sia opera di un personaggio di secondo piano, che non aveva nulla a che fare con il gruppo originario dei testimoni della risurrezione di Cristo. Il fatto che si dice che la chiesa era in pace, si consolidava e crescere di numero è la prova che Paolo non opera da solo, ma insieme  con tutta la chiesa. In questa prospettiva è importante per Luca sottolineare i contatti che Paolo ha avuto con la chiesa di Gerusalemme. Per Luca era determinante mostrare come il futuro protagonista dell’espansione del cristianesimo fino a Roma fosse diventato a tutti gli effetti membro della chiesa madre di Gerusalemme. Al di là di una ricostruzione esatta dei fatti, che oggi non più possibile, bisogna riconoscere che, nonostante i dissidi, Paolo stesso si è sentito molto legato alla comunità di Gerusalemme. Paolo ha dunque avuto un’idea molto chiara dei rapporti che collegano tutto il movimento cristiano alla comunità dei primi testimoni costituitasi a Gerusalemme subito dopo la risurrezione di Gesù. Su questo punto egli è del tutto d’accordo con Luca. Gerusalemme è la chiesa madre. Tuttavia né l’uno né l’altro hanno inteso questo rapporto nei termini di una dipendenza gerarchica, bensì in quelli, molto più profondi, di una comunione nella fede in Gesù Cristo. È questo che Luca ha voluto esprimere in forma narrativa nel racconto della visita di Paolo a Gerusalemme.

Preghiamo

Preghiamo per la chiesa di Turchia

2 pensieri su “lunedì 13 luglio

  1. sr Alida

    Paolo non operava da solo ma nel nome di Gesù e nella comunità ,questa bella opportunità di vita ,crea pace e solidità all’interno della comunità e dei cuori ….Aiutaci Signore a ricordare ciò che Tu gradisci nel nostro servire per creare pace e stabilità …Prego con voi per la chiesa di Turchia e per le intenzioni che portiamo in cuore

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  2. sr rita

    Mi piace l’atteggiamento di Luca nell’accogliere Paolo e accompagnarlo a Gerusalemme. La comunione ha bisogno di mediatori. Anche nelle comunità cristiane. Anche per quelli che potrebbero essere considerati “profeti” che non hanno bisogno di riconoscimento della propria missione. Paolo sa di essere un “apostolo”, talvolta superiore ad altri discepoli di Gesù, ma è anche umile e collaborativo. Preghiamo affinché possiamo essere mediatori di comunione e accogliere nell’umiltà la mediazione degli altri.

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